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mercoledì 10 dicembre 2014

mercoledì 3 dicembre 2014

LA MAFIA A ROMA


Il business dei migranti e l'asse con le cooperative

Primarie inquinate per il Pd di Roma, tangenti a un esponente dem, rapporti profondi con LegaCoop e con tutto il sistema della cooperazione. Non è solo il centrodestra il terreno di coltura dell'organizzazione criminale guidata da Carminati


www.ilgiornale.it

Primarie inquinate per il Pd di Roma, tangenti a un esponente dem, rapporti profondi con Lega Coop e con tutto il sistema della cooperazione. Non è solo il centrodestra il terreno di coltura dell'organizzazione criminale guidata da Massimo Carminati
Nel corso di una conversazione intercettata nell'ufficio di Salvatore Buzzi il 15 novembre 2013, Claudio Bolla illustra a tre avvocati la storia delle cooperative costituite dallo stesso Buzzi.
Qui di seguito il riassunto dei pubblici ministeri:
«Negli anni 1999/2000 la cooperativa (29 Giugno Onlus, ndr) entrava in contatto con la Lega Coop dell'area emiliano-romagnola, con la quale iniziò a collaborare nell'ambito delle pulizie industriali.
Ciò faceva compiere un primo salto di qualità alla cooperativa stessa, la quale decideva di interessarsi anche della raccolta dei rifiuti e manutenzione del verde. Bolla spiegava quindi che, nel tempo, la cooperativa 29 Giugno era cresciuta sempre di più, tanto che nel 2010 venne deciso di costituire anche la cooperativa 29 Giugno Servizi, attiva ne settore delle pulizie. (...) A tal proposito, Bolla precisava: «...però nasce e c'ha uno scatto di qualità nel momento in cui ci viene affidata l'emergenza Nord Africa, che riusciamo anche con l'apporto della Lega Coop a contendere al gruppo della Cooperativa cattolica: l'Arciconfraternita.. il rapporto con loro, soprattutto dal punto di vista diciamo delle attività è sempre di l a 5, nel campo dell'accoglienza richiedenti asilo, nel campo dell'accoglienza minori...ai Misna, perché abbiamo anche quel settore... però già essere entrati... contemporaneamente riusciamo con Eriches anche nel campo dell'emergenza alloggiativa». Poi precisava: «...Questo 1 a 5 però ci ha consentito di far si che il consorzio Eriches, diciamo da un consorzio poco significativo che a stento raggiungeva il milione di curo fino al 2010... abbia avuto un fatturato significativo, che stiamo intorno ai 16 milioni di euro».

Rapporti anche con Zingaretti

Il 22 gennaio 2013 Salvatore Buzzi parla nel suo studio con Carlo Guarany, referente dell'organizzazione per i rapporti con la pubblica amministrazione. L'associazione a delinquere è preoccupata di un'eventuale vittoria del centrosinistra alle amministrative, ma i rapporti con alcuni esponenti del Pd non sembrano poi cattivi. In particolare, con l'ex capogruppo dem in consiglio comunale e ora deputato Umberto Marroni (candidato alle primarie ma sconfitto da Ignazio Marino), con Mario Ciarla (attuale presidente della Commissione Agricoltura della Regione Lazio) e con il governatore laziale Nicola Zingaretti.
Buzzi: è vero, è vero se vince il centro sinistra siamo rovinati, solo se vince Marroni andiamo bene
Guarany: e chi ci va più dal Sindaco poi..
(...)
G: va bene, senti un po' Salvatore, siccome poi oggi pomeriggio devo passare da Marroni per la... siccome mi ridirà di «Ciarla» (fonetico, ndr) ci pensi tu a fissa' con lui?
B: con Ciarla?
G: eh
B: ma si fa una cena, famo un incontro
G: no, no, ma io pensavo di vederlo io e te, andarlo a trova'... incontrarlo io e te
B: esatto
G: si, si, poi magari lo famo venì quando famo la cosa con Zingaretti
S: esatto..

Tangenti a Patané

Particolare rilievo assume la figura del consigliere regionale Pd, Eugenio Patané. Ecco un'intercettazione del 16 maggio 2014:
Particolare rilievo assume la figura del consigliere regionale Pd, Eugenio Patané. Ecco un’intercettazione del 16 maggio 2014: «Buzzi: eh .. se lui riesce .. se Massimo se riesce a piglià quello della destra noi pigliamo (inc) ... sta a loro trovasse co la destra! ... terza cosa .. Patané voleva 120 mila euro a lordo .. allora gli ho detto 'scusa ... Caldarelli: de quale? .. parli de? Gauarany: del Multimateriale'».

Altri agganci con il Pd

Nelle conversazioni del sodalizio si accenna a un non megli oprecisato Leonori in riferimento al Pd. Potrebbe trattarsi di Marta Leonori, deputata chiamata da Ignazio Marino nella giunta del Comune di Roma per «liberare» un posto all’inquisito Marco Di Stefano. «Proseguendo nell’analisi degli appalti sui quali focalizzare l’impegno delle proprie risorse, Guarany palesava anche la necessità di trovare un sostegno politico( «madobbiamo sceglie la strada politica pure .. capito .. la strada politica sono 2 ..odentro il Pd.. che sarebbe questa de Leonori.. »). In merito ad una non meglio precisata gara da “60 milioni”,Massimo Carminati ricordava ai presenti che Regione Lazio potevano contare anche sull'appoggio di Luca Gramazio».

Primarie «inquinate»

Nell’ottobre 2013 il sodalizio criminale tenta di accreditarsi ulteriormente con il Pd romano sostenendo i principali candidati alla segreteria locale: il senatore Lionello Cosentino, poi vincitore, e Tommaso Giuntella. Nelle intercettazioni compare pure il nome di Daniele Pulcini,l’imprenditore da cui il piddino Marco Di Stefano affittò due immobili a 7 milioni di euro per Lazio service, società della Regione. Il 28 ottobre 2013 «Salvatore Buzzi tentava di effettuare delle chiamate e, non riuscendo a mettersi in contatto, esclamava: “non risponde Daniele!“ (riferendosi a Daniele Pulcini). Alla domanda di Massimo Carminati: “come siete messi per le primarie?“ Buzzi rispondeva: “stiamo a sostene' tutti e due ... avemo dato centoquaranta voti a Giuntella e 80 a Cosentino“, puntualizzando: “Cosentino è proprio amico nostro“.

Spunta anche il ministro Cancellieri

In una conversazione del1 4novembre 2012 tra gli indagati si fa riferimento anche ad una telefonata di Gianni Alemanno all’ex ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri per ottenere risorse pubbliche per Roma. «Quadrana da Alemanno .. . ha chiamato la Cancellieri(Ministro dell’Interno,ndr), mo domani si sente Salvi con questo del Ministero, intanto vediamo un attimo di riuscire a far partire, anche tramite solo una lettera ... che serve a Salvi per sbloccare gli impegni».Gramazio precisava che la lettera da parte del Ministero ad Alemanno,sarebbe stata sufficiente per sbloccare i fondi.

C’è pure Bettini

Il 9 aprile 2014 Buzzi chiamò Carlo Guarany dicendogli che sarebbe andato lui da Coratti (presidente del consiglio comunale di Roma), quindi gli chiedeva di andare da Bettini (Goffredo Bettini, deus ex machina di Ignazio Marino; ndr).

L’affare «verde»

In una intercettazione del novembre 2012 Fabrizio Testa afferma: «perfetto ... importantissimo ... D'Ausilio (verosimilmente Francesco D’Ausilio: Capogruppo PD, ndr) chiama Giovanni Quarzo (Consigliere Roma Capitale-Presidente Commissione Trasparenza, ndr) e gli dice “Sul verde Roma stanno (inc) i soldi“ dice “voi chi c’avete“... allora ha detto “io c’cho Buzzi della 29 giugno è il mio referente per tutto il verde di Roma».


domenica 30 novembre 2014

Ichino: "C'è mezzo milione di posti che non sappiamo occupare"

da "www.liberoquotidiano.it"

Professor Ichino, dalle slides della sua conferenza dei giorni scorsi, on line sul suo sito, emerge un dato di fondo: il problema principale oggi in Italia è la mancanza di lavoro eppure ci sono molti posti disponibili che restano inoccupati. Ci spiega perché?
«Perché il nostro mercato del lavoro non è innervato dai servizi indispensabili in un tessuto produttivo moderno».
Quali servizi?
"Innanzitutto quello di orientamento scolastico e professionale, che nei Paesi del centro e nord-Europa raggiunge capillarmente ogni adolescente all’uscita da un ciclo scolastico, fa il bilancio delle sue attitudini e aspirazioni, e soprattutto lo informa in modo dettagliato su tutte le opportunità che il mercato gli offre, in relazione a quelle attitudini e aspirazioni, e sugli strumenti di formazione specifica necessari per accedervi".
Ma disoccupati non sono solo i giovani...
"Certo che no. Ma anche gli adulti che cercano una nuova occupazione hanno bisogno di informazioni qualificate sulle opportunità offerte dal mercato del lavoro, a cominciare dai posti che restano scoperti a lungo per mancanza di manodopera che abbia le competenze necessarie, e sulle iniziative di formazione mirata a risolvere questo scompenso, lo skill shortage. In Italia manca sia l’informazione, sia la formazione mirata, cioè quella strutturata proprio in funzione dello sbocco occupazionale specificamente individuato".
Quanti sono oggi gli skill shortages (personale qualificato che si vorrebbe assumere ma che non si trova) in Italia?
"Il censimento Unioncamere Excelsior ne censisce uno per uno, attraverso gli annunci e i dati forniti dalle agenzie di ricerca e selezione di personale, più di centomila; ma gli esperti ci avvertono che per ognuno di questi casi di impresa che spende tempo e soldi per cercare personale difficile da trovare, ce ne sono altre quattro o cinque “scoraggiate”, che avrebbero bisogno ma rinunciano a cercare".
Un fenomeno che viaggia in modo simmetrico con quello dei “disoccupati scoraggiati”, che smettono di cercare lavoro per la difficoltà di trovarlo?
"Proprio così. Poi ci sono i dati relativi a singole regioni, forniti da censimenti di osservatori del mercato del lavoro molto qualificati come quello della Cgia di Mestre, che ne individua 45.000 nel solo Veneto. Se rapportiamo questo dato all’intero territorio nazionale, si arriva a più a un mezzo milione. E questo dato è confermato, sia pure in modo un po’ grossolano, per un’altra strada".
Quale?
"Se partiamo dal dato delle ricerche di personale in corso in un giorno qualsiasi in Italia, che si contano in più di 1,3 milioni, e sottraiamo i circa 800mila contratti di lavoro censiti ogni mese dal sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro, ne risulta un mezzo milione di ricerche di personale che restano insoddisfatte per periodi rilevanti".
Lei parla di 800mila assunzioni al mese?
"Sì. Nell’ultimo anno di cui abbiamo il dato complessivo, cioè il 2013, sono state 9,6 milioni. Per due terzi sono contratti di breve o brevissima durata, che magari si ripetono per decine di volte tra la stessa impresa e la stessa persona. Ma un terzo di queste assunzioni durano almeno sei mesi; e un sesto, 1,6 milioni, sono a tempo indeterminato. È un flusso enorme che si verifica nonostante la congiuntura economica pessima. Ma questo flusso è totalmente ignorato dai Centri per l’Impiego. E a questo flusso accedono soltanto coloro che dispongono delle reti amicali, parentali o professionali indispensabili. Gli altri ne restano esclusi, proprio per la carenza dei servizi di cui dicevo prima".
Come colmare questo gap?
"Occorre incominciare col responsabilizzare i dirigenti dei servizi di collocamento e di formazione professionale su obiettivi precisi di efficienza ed efficacia. Per esempio: numeri di persone collocate, tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi. Poi, il dirigente che non raggiunge gli obiettivi perde il posto, viene sostituito. Per questo, naturalmente, occorre anche che i dirigenti statali e regionali si riapproprino delle proprie prerogative manageriali, a cui fin qui hanno comodamente rinunciato".
Ma nessuno sembra avere intenzione di farlo...
"Beh, il Jobs Act prevede proprio questo: l’agenzia nazionale dovrà stabilire gli obiettivi di efficienza ed efficacia dei servizi per l’impiego e controllare che ciascuna Regione li rispetti. E prevede che l’agenzia stessa si surroghi a quelle che non li rispettano. Il problema, però, non è tanto la norma, quanto la volontà e la capacità di attuarla".
Chi ha le maggiori responsabilità di tutto questo?
"Le ripartirei in parti uguali; una parte sul movimento sindacale, che si è sempre occupato sostanzialmente soltanto delle politiche passive del lavoro, cioè del sostegno del reddito ai senza lavoro, ma non delle politiche attive, cioè delle misure per l’inserimento e reinserimento nel tessuto produttivo; l’altra parte sul ministero e gli assessorati regionali del Lavoro, dove nessun dirigente risponde del conseguimento di obiettivi precisi e misurabili. Col risultato che l’efficienza dei servizi è a un livello assolutamente inaccettabile. Come dimostrano i risultati assolutamente deficitari dei primi sei mesi del programma Garanzia Giovani".
di Tobia De Stefano

Rondolino: "Affascinato da Cav e premier. La minoranza Pd? Scimpanzè"

Rondolino: "Affascinato da Cav e premier. La minoranza Pd? Scimpanzè"












LE GRANDI INTERVISTE DI PERNA su "www.liberoquotidiano.it"
Sul divano, con un micio sulle ginocchia, un cane ai piedi e un gattone bianco al collo, si è concesso per un’ora alla mia contemplazione Fabrizio Rondolino, che fu della squadra dei calvi di Max D’Alema, con Marco Minniti, Claudio Velardi, ecc. Fabrizio è un cinquantaquattrenne molto simpatico, odioso a molti per il santo vizio di parlare schietto.
Rondolino scoprì Roma negli anni ’80, dove scese da Torino per occupare un posto di rilievo nella Fgci, la palestra dei giovani comunisti. "Mi innamorai della città in modo folle - racconta -. Da noi, il cielo azzurro c’è una volta ogni quindici giorni. A Roma c’è sempre". Non l’ha più lasciata. Ora è sistemato in un attico da nababbo con vista sul Foro romano, nel punto esatto in cui fu pugnalato Giulio Cesare. Può permetterselo in base alla regola che si è data: vivere sopra i propri mezzi, abitando in affitto case che non potrebbe mai acquistare.
Superata l’età per stare nella Fgci, ebbe il problema di come mantenersi nella città elettiva. Tra le possibilità, entrare come cronista all’Unità, il giornale del Pci, allora diretto da D’Alema. Fabrizio titubava. Si era laureato in Filosofia teoretica e acconciarsi a scribacchino gli dava il raccapriccio. A convincerlo, fu una rivelazione del condirettore, Renzo Foa. "Non si inizia a lavorare prima delle undici", gli disse incidentalmente. "È il lavoro per me", esclamò subito Fabrizio che la mattina è catatonico. Fu così che divenne giornalista. Come tale è stato portavoce di D’Alema all’epoca in cui fu premier (1998-2000). Era il primo non funzionario di partito a tenere i rapporti con la stampa per un alto papavero dell’ex Pci.
"Finita quella esperienza, hai cominciato a vorticare. Tra l’altro, sei finito al Giornale dei Berlusconi. Com’è stato?", chiedo. "A un certo punto - risponde -, ero entrato alla Stampa. Quando però divenne direttore, Mario Calabresi mi isolò. Per un anno e mezzo non si fece vivo. Non mi chiese mai un articolo. Mi convocò solo per darmi il benservito. Allora bussai alla porta del Giornale. Il direttore Alessandro Sallusti mi accolse benevolmente e mi ha fatto lavorare, senza censurare una riga. Anche ora che ho traslocato (oggi scrive su Europa, ndr), gli sono grato e gli voglio bene".
"Per li rami, hai conosciuto Daniela Santanchè e sei stato un suo stipendiato consulente politico", dico. "Una donna straordinaria, un po’ matta e con una marcia in più. Abbiamo in comune una vena anarchica. Forse dico una caz..ta, ma credo che la differenza tra l’essere di destra o di sinistra sia meno importante che quella tra essere anarcoidi oppure inquadrati. È questo che differenzia o unisce. Umanamente, perciò, mi trovo spesso d’accordo con gente di destra, nella quale questo anarchismo è più diffuso". L’enormità genera la reazione di cane e gatti che lasciano indignati il salotto.
Oggi che voti?"La sola volta che non ho votato Pd è stato alle politiche 2013 perché non sopportavo l’idea di Bersani. Oggi, sono per l'astensionismo: se uno mi convince, voto; se no, resto a casa".
Sei ancora di sinistra?
"Sono un libertario. A rigore perciò, non sono di sinistra, anche se il cuore è lì. Ho una posizione terza: quando la sinistra è per i diritti civili, sono con lei; quando fa la statalista, no. Negli Usa, voterei forse i repubblicani che sono più anarchici".
A proposito di Usa, cos’è questa mattana della tua casa nel deserto del Nevada, dove vai appena puoi con moglie e figlie? Vuoi sbalordire noi provinciali?
"No. È un’autentica passione. L’orizzonte infinito, il cielo stellato, il deserto. È il paesaggio dei film di John Ford. Per me, è un prozac".
Mi fai venire voglia.
"
Quando vuoi, sei ospite. Lo sceriffo della contea ha le chiavi. Tu le prendi e vai. Intorno, per sette miglia, non c’è nessuno. Poi, c’è un bordello, l’abitazione più vicina. Il Nevada è tutto casini e casinò. Sono andato nel lupanare per la visita di presentazione, come usa tra vicini. Ero con mia moglie e le nostre due figlie. Quando la tenutaria ci ha visti, ha pensato che volessi offrire la mia merce".
Mario Calabresi si è comportato male con te e tu lo hai pubblicamente mazzolato.
"
Ho detto la pura verità: ha fatto una carriera immeritata in quanto figlio del commissario ucciso dalla Br. Si è consapevolmente appoggiato al mondo potente dei nemici di suo padre che lo hanno favorito per lavarsi la coscienza".
Hai maltrattato anche il padre dandogli del poliziotto invasato, responsabile della morte dell’anarchico Pinelli.
"Come investigatore, il commissario Calabresi non valeva molto. La sua pista era sbagliata, perché gli anarchici nulla c’entravano con Piazza Fontana, e la morte di Pinelli è avvenuta nel suo ufficio. Vogliamo chiamarla responsabilità morale?"
Pensi davvero così?
"
Poiché Calabresi è morto male, lo abbiamo fatto santo. Poi, è stato innalzato a eroe anche il suo carnefice, Adriano Sofri. Un balletto grottesco che rispecchia l’ipocrisia del nostro Paese".
L’Italia fa notoriamente schifo, frase tua.
"
Purtroppo, sì. Dico “purtroppo” perché non mi piace lo spirito antitaliano, diffusissimo a sinistra, e mi sento in imbarazzo a schierarmi con costoro. Ma è così: l’Italia è marcia. Colpa dell’unità (Rondolino, nel 2012, ha pubblicato un libro L’Italia non esiste, ndr) che ha soffocato la creatività degli italiani. Peccato che la Lega abbia abbandonato l’unico tema che valesse: la disunità".
Dici cose sgradevoli per amor di verità o per stupire?"C’è un po’ di esibizionismo. Ma soprattutto fastidio per i luoghi comuni".
Matteo Renzi?
"
Ne sono infatuato. Mi piace la sua pars destruens. Penso che l’Italia vada destrutturata: sindacato, Pa, vecchi Pd. È la premessa per uscire dai guai. Renzi saprà poi ricostruire? Non so. Qui, torna la mia sfiducia verso l’Italia. Temo sia inguaribile".
Che pensi della “ditta”: i Cuperlo, Civati, ecc?
"
Molti sono amici e non vorrei offenderli, ma mi fanno pensare all’evoluzione degli scimpanzé. Ci sono gli scimpanzè che escono dalle foreste e vanno nella savana in cerca di esperienze. E gli altri che restano nella foresta. Loro sono così: si rintanano e non affrontano il futuro. Ma se il mondo cambia, l’imperativo è cambiare".
Patto del Nazareno?
"Togliatti puro: il realismo di accordarsi per salvare il Paese. Lo fece Palmiro nel dopoguerra, Berlinguer col compromesso storico, ci provò D’Alema col Cav per le riforme costituzionali degli anni ’90. Se però lo fa Renzi, la ditta lo accusa di “riabilitare Berlusconi”. Questa è malafede".
Berlusconi?
"
Grand’uomo. Confesso di subirne il fascino. Ne ammiro l’irriducibilità e la capacità di trattare su tutto. Grande lezione politica. Vergognoso che la sua vita privata sia stata portata sotto i riflettori".
Rimproveri?
"
La classe dirigente di Fi non è brillante. Per questo ha fallito le riforme liberali. Io stesso mi sento orfano delle promesse non realizzate. Ma lui, il Cav, è forte: si sta gestendo meravigliosamente anche il tramonto".
Grillo?
"
Ha portato in Parlamento solo dei rancorosi sociali. Rabbia e nient’altro. Fa ribrezzo".
Salvini ha due obiettivi: uscire dall’euro, frenare l’immigrazione. Li condividi?"No. L’euro, come tutto ciò che unisce, rende la vita più facile e rappresenta il progresso. Sull’immigrazione sono per le porte aperte. Penso sia un diritto naturale vivere la vita come e dove uno vuole. Se sono in un posto di merda e cerco una vita migliore, ne ho diritto. Io poi sono stato fregato più dagli italiani che dagli stranieri".
Napolitano?"Ha fatto il possibile e di più".
Hai fiducia e rispetto per la magistratura?
"Fiducia, no. Al rispetto sono costretto".
Il politico che più ti è piaciuto?
"Posso dire Renzi? Come politico è grandissimo. Prima, a parte D’Alema che per me è come un parente, c’è solo Craxi. Lo statista Renzi, invece, è tutto da dimostrare. Sono però affascinato dal suo gioco".
Emigrerai o ci terrai compagnia?
"Conto di passare più tempo negli Usa. Lì mi sento a casa e appagato. Ho il mal d’Africa per l’America".

sabato 29 novembre 2014

Cacciari: "Grillo è Forrest Gump. Il M5S? Ormai è finito"

Il filosofo Massimo Cacciari analizza per Affaritaliani.it la crisi del Movimento 5 Stelle. Grillo ha detto di essere un po' stanchino? "Ricorda Forrest Gump, che correva e correva. Ma se lui lascia il M5S è finito. Nel giro di due mesi scompaiono". Casaleggio leader? "Macché, è ridicolo". E i voti dei pentastellati a chi vanno? "A Renzi per l'80% e a Salvini per il 20%". Poi l'allarme: "Senza M5S la protesta potrebbe esplodere in modo pericoloso per la stessa tenuta del Paese", afferma l'ex sindaco di Venezia
Venerdì, 28 novembre 2014 - 14:55:00


Grillo ha detto che è "un po' stanchino" e nomina cinque vice. Che cosa ne pensa?
"Allora è la fine".
Davvero?
"Sì".
Perché?
"Il Movimento 5 Stelle è solo Grillo".
Quindi?
"Se si è stufato lui vuol dire che è finito. D'altronde la politica non è il suo mestiere. E ha anche una certa età".
Ma che cosa potrebbe accadere al M5S?
"Tutti gli altri del M5S se ne va Grillo scompaiono in due mesi".
Grillo non sembra Forrest Gump che corre, corre e poi si gira e dice "sono un po' stanchino..."?
"E' una bella immagine. Sì assomiglia molto".
Perché?
"Lui è un attore, recita e ha sempre recitato".
Casaleggio non può guidare il M5S al posto di Grillo?
"Macché, è semplicemente ridicolo".
E se il M5S implode a chi vanno i suoi voti?
"L'80% al Pd e il 20% alla Lega. Magari al Nord il 60% a Renzi e il 40% a Salvini".
Grillo ha commesso errori?
"Certo. Ma dipende dal suo fine. Che nessuno ha capito quale fosse".
Secondo lei?
"Se voleva governare ha fatto un sacco di errori".
Altrimenti?
"Probabilmente voleva soltanto gestire un movimento di protesta e ha ottenuto un risultato che nemmeno lui sperava o auspicava".
Allora il M5S sta per finire...
"Come tutti i movimenti di protesta ha una vita effimera. Anche se il voto locale è un conto e le elezioni politiche sono un'altra cosa".
Per l'Italia è un bene o è un male se il M5S scompare?
"Mi augurerei che non sparisca".
Perché?
"In questi due anni il M5S ha contenuto in sé movimenti di protesta che altrimenti sarebbero stati pericolosi e drammatici".
Quindi senza M5S?
"La protesta potrebbe esplodere in modo pericoloso per la stessa tenuta del Paese. Se domani scompare il M5S non è una cosa salutare nell'attuale situazione dell'Italia".

E IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA PROPONE UNA RIDUZIONE DELLE REGIONI DA 20 A 9: LA MAPPA


giovedì 27 novembre 2014

Matteo Salvini: il nuovo leader che a destra spopola e che la sinistra non capisce


“Io non ho niente contro gli stranieri che vengono in Italia per lavorare, ma i rom e le occupazioni sistematiche delle case sono un’altra cosa”, ammette il piccolo imprenditore di Palazzago, sempre quello di prima della cassa in deroga nel comparto tessile..“ Conosco tante persone che non sono leghiste che davanti a questi fenomeni perdono qualsiasi freno inibitore...”
Salvini in questo tipo di campagne va a nozze perché batte la periferia milanese da quando è ragazzino. Dieci anni fa, in era pre iPad, lo si incrociava nei talk show delle tv locali appuntarsi sul block notes i nomi delle persone che lo avevano cercato al telefono per segnalare rogne o problemi. State certi che li avrebbe richiamati. Ci sono intere schiere di vecchietti del quartiere Barona, Gratosoglio o Ponte Lambro che hanno in tasca il numero di Matteo Salvini...
Al massimo la novità di queste settimane può essere la nazionalizzazione della Lega, lo sbarco al sud, ma fino a prova contraria siamo al marketing politico. Alla tweetcrazia...

Assalto alle spoglie del Pdl
Difficile cancellare con un tratto di penna l’origine, il lessico e il radicamento nordista ultra ventennale del Carroccio. Nella stessa Emilia il risultato del Carroccio non è clamoroso in senso assoluto, aveva già sfondato sotto il Po. Alle Politiche 2008 aveva raccolto 217.831 voti e alle Regionali 2010 addirittura 288.601. Il risultato di domenica è però clamoroso perchè siamo in un ciclo elettorale dominato dall'astensione di massa: mentre l’affluenza in Emilia Romagna crollava dai 2.700.000 votanti delle Politiche 2013 (82,1%) ai 2.300.000 delle Europee di maggio (69,9%) fino a 1.200.000 di domenica (37,7%), il Carroccio in termini assoluti in un anno e mezzo torna a gonfiarsi dai 69.108 ai 233.439 voti di domenica, raddoppiandoli da maggio scorso (116.394). In sostanza l'Emilia rossa è stata a casa e quella berlusconiana e grillina in parte si è astenuta in parte ha votato Salvini. Segno che gli unici temi che hanno richiamato l'elettorato sono quelli anti euro e anti establishment. Solo un caso?
“Dopo gli scandali che hanno toccato la famiglia Bossi era difficile risollevarsi”, prosegue Biorcio. “Maroni aveva in mente una Lega alla Bavarese, acquartierata in Padania e alleata a Roma con Berlusconi sul modello Cdu/Csu. Ma quello schema non ha mai davvero funzionato precipitando al 4% nel voto del 2013. Salvini ha in testa un altra strategia fin dal congresso di Torino (dicembre 2013) 
quando invitò Marine Le Pen come ospite d’onore: una Lega partito di lotta e di malcontento non più contro Roma ladrona bensì quella che chiama la dittatura di Bruxelles.” Per fare sostanzialmente tre cose: “riagganciare l'elettorato perduto (specie in Veneto e Lombardia) finito tra le braccia di Beppe Grillo; lanciare l’Opa sul grande bacino del fu Pdl: artigiani, commercianti, lavoro autonomo e pensionati massacrati dai governi Monti-Letta-Renzi; allargare il consenso alla working class delle fabbriche e ai ceti popolari delle periferie sempre più a disagio 
nel farsi rappresentare dalla sinistra tradizionale.” 
Alcune elaborazioni che ci ha preparato Ipsos (autunno 2013-autunno 2014) dimostrano come la Lega stia crescendo proprio tra quei lavoratori autonomi (+7,9%) che non accettano di fare la stampella del Pd e avevano divorziato da Forza Italia dopo la finanziaria 2011 teleguidata da Bruxelles tutta tasse e balzelli. Stia crescendo tra dirigenti, imprenditori e professionisti (+3,4%) e tra gli impiegati (3,4%). Il voto in Emilia sembra confermare questo trend che ha molto a che fare con la persistenza della crisi, il faticoso cambio di pelle di un modello padano - l’impresa diffusa di piccola dimensione - con la globalizzazione finita sotto assedio, e l’esplosione di tanti focolai di disagio territoriale:
l’indotto in panne intorno all’aeroporto flop di Malpensa, la moria di imprese sulla via Emilia, il ridimensionamento del ciclo del bianco (lavatrici) tra il varesotto, la Brianza e la marca trevigiana, il comparto dell’automotive orfano di Fiat, le difficoltà del settore legno-arredo lombardoveneto, la catena dei gloriosi subfornitori meccanici del triangolo emiliano-veneto-lombardo che soffrono i ritardi di pagamento, il credit crunch e lo spostamento a est delle aziende tedesche.
Ci sono due immagini e una tabella che riassumono tutto questo. La prima immagine è l’estetica degradata dei grandi vialoni commerciali di ingresso nelle città del nord: Milano, Torino, Genova, Padova, Brescia, Verona.... Stradoni antropizzati fatti di cartelli divelti, parcheggi mal tenuti, aiuole piene di sterpaglie, erba incolta, cancelli arrugginiti, lavatrici abbandonate a bordo strada e vetrine sporche. Fateci caso, tutti voi li avrete visti: siamo nel cuore della ex Padania felix, sembra di attraversare la cintura urbana di Napoli... 
La seconda immagine è il deserto della nuova autostrada Brebemi: doveva sgravare di traffico e merci la mobilità esausta della Lombardia produttiva, ci passano le auto con il contagocce... 
La tabella invece è questa qui, dimostrazione impietosa di come la competitività del paese rispetto all’Europa in questi anni è crollata al sud come al nord...
Poi c’è il fronte di sinistra e qui c’è persino chi rispolvera “il Matteo” capofila della lista dei Comunisti padani ai tempi del Parlamento del nord. O chi ricorda il ragazzo capellone che frequentava il Leoncavallo.
“Io fascista o nazista? Io sono milanista. Non mi sento assolutamente di destra. Lavoro con la Fiom in Lombardia sulle crisi aziendali. 
Probabilmente sono più di sinistra io di Renzi...”, ha detto l’altra sera in una delle solite trasmissioni tv.
Di certo l’appoggio di Susanna Camusso e la Cgil al referendum per abolire la riforma Fornero e la fascinazione anti euro della sinistra Pd (Fassina e Cuperlo) portano acqua al mulino del Salvini popolare, interclassista, che si muove oltre gli steccati destra/sinistra. Anche qui, nessuna vera novità. Nel 1996 quando la Lega registrò il massimo storico il suo elettorato era diventato molto trasversale. Il Carroccio è tradizionalmente un partito fisarmonica e i suoi picchi coincidono con la capacità di intercettare anche il voto operaio (fatto cento la composizione del suo consenso, negli anni d’oro arrivò ad imbarcarne il 25%). Tessera Cgil in tasca e crocetta sull’Alberto da Giussano è un deja vù raccontato in tantissime inchieste e reportage degli scorsi anni...
Il problema è che dare una lettura giusta alla crisi è tremendamente complicato. In mancanza d’altro chi sa creare lessico come Salvini è già a metà dell’opera tanto più che il suo attivismo è più economico-sociale, meno anti casta o da rivolta etico-morale alla Grillo. Per questo oggi ha messo la freccia. Incrocia lo spirito dei tempi.
Internazionale populista
Soprattutto ha cambiato bersaglio, la caccia grossa leghista punta direttamente all’Europa. Salvini è convinto che agli occhi della Germania e di Bruxelles la “Padania” è diventata una marca di conquista, un territorio da espugnare, indebolendo le sue imprese, le sue banche, la sua capacità produttiva. Come se 150 anni dopo l’Unità d’Italia il nord fosse diventato a sua volta sud. Però dell’Europa...
Intellettualmente sono i pensieri di un Claudio Borghi Aquilini, economista dell’università Cattolica di Milano, scuola Gianfranco Miglio, responsabile economico del Carroccio, o di un Alberto Bagnai: 
“il suo libro su il Declino dell’euro mi ha aperto la mente...”, dice Salvini a Palazzago.
Idee, suggestioni su complotti a tavolino orditi contro i paesi mediterranei oppure anche solo paure di non farcela dentro la camicia di forza dell’euro, che circolano a dozzine nel dibattito pubblico, sdoganate a vario titolo da accademici come Giulio Sapelli, Giuseppe Guarino o Paolo Savona. Il ghetto sembra finito...
“La nostra è la rivoluzione del buon senso”, spiega Borghi. “Proponiamo cose convenzionalmente di destra come la flat tax e una forte opera di sburocratizzazione ma anche di sinistra come la difesa dei nostri salari dall'austerità europea e non ci scandalizziamo se servisse nazionalizzare aziende o banche italiane per evitare che cadano preda di gruppi stranieri o tedeschi che utilizzano i denari di banche sussidiate da miliardi e miliardi statali. Oggi - prosegue il responsabile economico della Lega - bisogna uscire dall’emergenza tutti insieme come paese. L’Indipendenza senza moneta e con le fabbriche chiuse non serve a nulla. Prima va ricostruito uno scenario pre euro: il nord che può svalutare la moneta e il sud mercato di sbocco un po' sussidiato. Poi dopo si lavorerà a ridurre le storture fiscali del nostro mezzogiorno...”
In questo incarnare lo spirito dei tempi Salvini è in buona compagnia. Nei quattro più grandi paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia e Italia) sta avvenendo qualcosa di assimilabile, specie sul versante delle formazioni di centrodestra.
Il movimento ora in corso è innescato da partiti radicali (Ukip, Front National, Lega, AfD) che colgono un vasto mutamento dell’opinione pubblica e trovano impeto nel disagio sociale. In contemporanea con l’aumento dei consensi rivedono e precisano il proprio discorso: affermano una volontà di guida del proprio paese, che affianca e completa la rappresentazione della protesta, estendono il raggio dell’azione al di là degli originari recinti di pubblico, mostrano nei gruppi dirigenti figure contigue all’establishment (...) I partiti-sistema (Tory, Ump, Cdu, Forza Italia) patiscono per contro i guai derivanti dallo sbandamento della costruzione europea e dalla crisi che vi è connessa, scontano il favore riservato per anni all’idea dell’integrazione e il loro movimento consiste soprattutto nel ripiegare...”Antonio Pilati, Come si riorganizza la destra (Il Foglio, 6 novembre 2014)
In Italia, sbagliando, si tende a sottovalutare la potenza evocativa e l’efficacia elettorale di una battaglia anti euro e anti Germania, il vero propellente della strategia leghista, molto più della campagna sugli immigrati, l’apertura a Casa Pound, la violenza verbale... Essere convintamente europeisti non dovrebbe fare velo, invece è così...
Ancora Biorcio: “la percezione della politica e dell’economia negli ultimi mesi si è velocemente “nazionalizzata” 
perché la geografia è ormai sovrastata dalla geopolitica. Più del Nord oggi contano l’Ucraina, la Siria, Gaza, l’Isis, 
i migranti e la demografia che esplode. La nuova guerra fredda Washington-Mosca. Le nuove guerre di mercato con Pechino.” 
Così, i temi del dibattito politico, anche nel Nord (Italia), si globalizzano. Riguardano la Ue e l’immigrazione.
Putin, amico orso
Ciò che resta nell’ombra è invece la strumentalizzazione che si agita dietro neo populismi alla Salvini. Ad esempio la liaison con Vladimir Putin, che trova il tempo di incontrare il leader leghista in Italia e di riceverlo a Mosca, è meno folcloristica e più prosaica di come la vogliano dipingere giornali e tv o i tweet del segretario padano.

Dietro i pur legittimi elogi salviniani allo zar moscovita e alla politica dei separatisti filo russi in Ucraina, la battaglia contro le sanzioni occidentali, le preoccupazioni per i danni alle nostre imprese esportatrici, c’è l’interessatissimo sostegno russo a quei movimenti populisti che giocano a indebolire l’Unione europea e l’Occidente. Front national (Marine Le Pen è un’altra fan sfegatata di Putin) e Lega in primis. Gli incontri a Bruxelles tra esponenti di questi due partiti e gli osservatori di Russia Unita (il movimento del presidente russo) sono frequenti e confermati.
Proprio in questi giorni la formazione della Le Pen, sempre a corto di soldi, ha ricevuto un prestito di 9 milioni di euro 
da una piccola banca russa molto vicina al Cremlino. Sarà Lega il prossimo beneficiario?
In attesa di saperlo e di conoscere le future mosse del “capitano”, le alleanze alle Regionali di primavera (si vota in Veneto), la legge elettorale, lo sbarco al sud e il rapporto con Berlusconi, l’impressione è che questo neo partito populista di massa, che punta a svuotare il movimento di Grillo, un bel pezzo del vecchio Pdl berlusconiano e dare l’assalto al consenso renziano, non sia un fenomeno così passeggero.
“Gli italiani si stancheranno presto di Salvini come stanno facendo con Grillo”, 
dicono molti benpensanti. “E’ una bolla mediatica...”
Da Palazzago l’impressione che ne abbiamo ricavato è ben diversa. Evitiamo, vent'anni dopo il primo grande equivoco sui barbari alle porte e le ampolle del Dio Po, di demonizzare un’altra volta il Carroccio. Senza capirlo. E senza saperne prendere le contromisure...

mercoledì 26 novembre 2014

LA LITURGIA DELLE ‘NDRINE L’HA SCRITTA CORRADO GUZZANTI? - RITROVATO UN BLOCK NOTES CON LA DESCRIZIONE DEI RITI. SENTITE UN PO’: ‘’CON BASTONE D’ORO E POMELLO D’ARGENTO STELLA MATTUTINA CHE FORMA A CIAMPA DI CAVALLO SOCIETÀ CRIMINALE E DI ‘NDRINA È FORMATA…”

Tra i pizzini ritrovati anche quelli per l’ingresso di un nuovo affiliato e per la consegna delle “doti” - Il “picciotto” deve subito imparare la prima regola, l’omertà: “Giuro su questo pugnale e su questa tomba larga e profonda al livello del mare dove nessuno la potrà scoprire”…


Gaetano Mazzuca per “la Stampa”


«Con bastone d’oro e pomello d’argento stella mattutina che forma a ciampa di cavallo società criminale e di ‘ndrina è formata». Con queste parole gli uomini di ‘ndrangheta iniziano i loro summit.

ndrangheta 40 arresti il giuramento 9NDRANGHETA 40 ARRESTI IL GIURAMENTO 9
Un rito fatto di preghiere ai santi e immagini sacre bruciate. Formule da imparare a memoria che i carabinieri di Vibo Valentia hanno rinvenuto nascoste tra le scatole di scarpe di uno dei più noti negozi di abbigliamento della cittadina. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito dell’operazione “Insomnia”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che ha portato al fermo di sei persone accusate di usura ed estorsioni aggravate dalle modalità mafiose.

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La vittima, un commerciante ora sottoposto al programma di protezione, dal 2010 era finito nelle mani dei suoi aguzzini, continuamente minacciato: «Se ti vedo ti scasso la pancia», «Onorare gli impegni altrimenti qui diventa come il giorno dei morti». Gente che voleva rintracciare l’imprenditore cercando di adescare il figlio di 10 anni su Facebook. Per farlo avevano deciso di creare un profilo falso di una ragazzina e chiedere l’amicizia al minorenne. Ieri mattina il blitz con il rinvenimento di una serie di fogli da block notes su cui erano riportate le fasi dell’affiliazione.
 
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La “cerimonia” inizia con la benedizione del locale che ospita la riunione: «A nome dei nostri antenati i tre cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso battezzo questo locale… da ora in poi lo riconosco per un luogo sacrosanto e inviolabile dove si battezzano i picciotti, giovani d’onore e camorristi. Con parole di omertà è battezzata località». Poi gli affiliati possono formare “società” ossia iniziare la riunione: «A nome dell’arcangelo Gabriele e Santa Elisabetta circolo di società è formato, ciò che si dice in questo circolo qua si dice e qua rimane».

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Tra i pizzini anche quelli per l’ingresso di un nuovo affiliato e per la consegna delle “doti”. Il “picciotto” deve subito imparare la prima regola, l’omertà: «Giuro su questo pugnale e su questa tomba larga e profonda al livello del mare dove nessuno la potrà scoprire». Il rito che consacra lo “sgarrista” prevede che gli affiliati ripetano la formula «a nome di Minofrio, Mismizzu e Misgarru che hanno tagliato la testa a San Michele Arcangelo», in quel momento a un’immagine del santo viene strappata la testa e poi bruciata fra le mani del “battezzato”.
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Quel vizietto cronico dei razzisti di sinistra: disprezzo per il rivale

Il disprezzo per il rivale non risparmia nessuno. Ecco tutti gli insulti della sinistra


Insulto da Nobel: «Brunetta giura da ministro? Gli serve un seggiolino» (Dario Fo). Insulto col baffo: «Energumeno tascabile» (D'Alema).
Insulto in do minore: «La destra italiana non appartiene agli esseri umani» (Franco Battiato). Insulto con l'eco: «Berlusconi è come Hitler» (Umberto Eco). Insulto genealogico: «Se Marina ottenesse un incarico pubblico, seguirebbe le sporche impronte del padre» (Saviano)

Insulto con scarico: «Merda!» (Fiorella Mannoia al leghista Buonanno). Insulto filosofico: «Brutto coglione leghista!» (Vattimo a Salvini). Insulto a fumetti: «Ministronza» (sulla Meloni). Insulto accademico: «Più ignoranti saranno gli italiani più voteranno a destra» (Diliberto, ex ministro e segretario dei Comunisti italiani). E poi le infinite variazioni sul tema prostituzione dedicate alle femmine. L'etichetta imposta dal fair play (e dal codice penale) ogni tanto salta e a sinistra esplode il disprezzo - fisico, etico, etnico - verso gli Altri, loro, gli avversari, meglio se di destra (ma non è indispensabile, vedi Ladini). Nemmeno umani, subumani, come specificò Giarrusso, pensatore a Cinque Stelle, allontanando un cronista di Mediaset («Non fai parte del genere umano»).


Una furia che prende anche le donne, verso le altre donne. L'apoteosi del trash è un primato di Sabina Guzzanti, che in una specie di comizio esplose in un «tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta là perché ti ha succhiato l'uc...lo!». La Carfagna denunciò, e l'attrice si è presa una condanna con 40mila euro di risarcimento. Un avvertimento a contenersi le prossime volte, quando possibile. Il tarlo resta, e lavora sotto traccia, finché viene fuori. L'uomo e la donna, se non è dei tuoi, appartiene ad una specie diversa, inferiore, untermensch . L'ex sessantottina Lidia Ravera vide le tracce dei primati nel segretario di Stato americano (presidenza Bush jr) Condoleezza Rice: «Con quelle sue guancette da impunita è la lìder maxima delle donne-scimmia». Mentre il Manifesto esercitò l'analisi etologica per Renata Polverini, «il volto plebeo e provinciale della schiacciante vittoria della destra», segno chiaro di una «mutazione antropologica subita dalla società italiana». Cioè da uomini a bestie. Più di una volta invece Gianni Vattimo, comunista ammiratore del regime castrista, ha riconosciuto il primato biologico della vera sinistra, la sua: «Mi vergogno un po' a dirlo, ma quando vedo uomini come Gasparri mi chiedo se appartengano all'umano, anche se so che è sbagliato, poco caritatevole e poco democratico». É possibile che lo stesso gli succeda quando vede Renzi, o i suoi elettori.
Però dubbioso, da pensatore debole, non come Valentino Parlato, fondatore del Manifesto , che per Gianni Alemanno sindaco di Roma scomodò la fisiognomica, e pure la puzza: «Gianni Alemanno è integralmente fascista, già nella sua fisionomia (ma non sono lombrosiano). Dobbiamo andare tutti a votare per Rutelli, possiamo più o meno tapparci il naso, ma la puzza di Alemanno è terribile».
Tra i bersagli preferiti, per via della statura, c'è Renato Brunetta. «Dargli un seggiolino o una scaletta sarebbe una gentilezza che si fa a Brunetta, e alla società, per non avere l'angoscia di vedere qualcuno che non ce la fa. Il suo cervello quello sì che è ancora più piccolo» è stata la carezza di Dario Fo all'ex ministro, definito «esteticamente incompatibile con Venezia» dal medico-militante Gino Strada, «mini-ministro» dall'ex direttore dell' Unità Furio Colombo. Se gli uomini sono subumani, le donne sono zoccole per definizione. «Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino» spiegò Battiato, dopo aver deprecato la disumanità della destra italiana. Poi, nei casi migliori, seguono le scuse. Anche le bestie meritano rispetto.

sabato 22 novembre 2014

Ex filosofo apre negozio di mozzarelle in Svizzera. “Qui i clienti pagano subito

IlFattoQuotidiano.it / Cervelli in fuga


Ex filosofo apre negozio di mozzarelle in Svizzera. “Qui i clienti pagano subito”


Cervelli in fuga


Una vetrina in pieno centro a Ginevra per ricreare l'ambiente tipico di un Sud Italia d'altri tempi. E' l'idea di Angelo Albrizio, 40 anni, che si è trasferito da Bari nel 2010






La mozzarella treccia pugliese può essere al cento per cento svizzera. E avere lo stesso gusto. Ha raggiunto lo scopo Casa Mozzarella, in Rue Dizerens 1 a Ginevra. Un piccolo negozietto rustico, al cui interno c’è solo un bancone pieno di formaggifreschissimi. L’idea è di Angelo Albrizio, 40 anni, da Bari Vecchia. Nella vita precedente era filosofo all’università del capoluogo pugliese e nel 2003 ricercatore nella città sede delleNazioni Unite in Storia della medicina. Non proprio una strada facile per trovare lavoro. Nel 2010 si converte a imprenditore della mozzarella, tenendo bene a mente le sue origini: “Non ho mai dimenticato la Puglia e ho capito quanto avrebbe avuto successo portare il savoir faire di casa mia in un Paese che non era abituato ai nostri formaggi. In più il fatto che fossi filosofo di formazione ha aumentato la curiosità”. Per evitare buchi nell’acqua, Angelo ha commissionato ad un amico una ricerca di mercato e ha avuto la certezza che la clientela non sarebbe mancata. Centomila euro di investimento, 50 di start up e 50 per cominciare il lavoro vero e proprio, et voilà, l’avventura è cominciata. Era il 1 novembre 2010.
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L’intuizione di Casa Mozzarella è ricreare nel pieno centro ginevrino uncaseificio artigianale in vetrina, tipico di un Sud Italia d’altri tempi. Un’azienda familiare di quelle che oggi chiudono a raffica in Italia. “Troppi problemi burocratici e troppo poca attenzione per l’artigianato da noi. Qui la capacità di fare italiana è più valorizzata. Il sistema in Italia spesso ti mette i bastoni tra le ruote invece che stimolare l’impresa”, spiega Angelo. Altro dettaglio favorevole della realtà elvetica: i clienti pagano. E subito. “Mio padre ha un’attività in Italia e per lui il problema non è lavorare quanto farsi pagare dai clienti”. Non per Angelo a Ginevra, dove finora non ha potuto riscuotere solo una fattura.
I suoi formaggi sono distribuiti nel circuito dei prodotti a chilometri zero dei mercati ginevrini e il latte che impiega viene dalla cooperativa Laiteries Réunies de Genève (LGR). “Con un altro prodotto, non avrei avuto lo stesso successo – aggiunge Albrizio -. Qui valorizzano le materie prime locali, anche se lavorate per prodotti esteri. Considerano i mie formaggi al 100% svizzeri”.
L’azienda dà lavoro a sei ragazzi pugliesi, tutti vecchi amici o conoscenti di Angelo. “Mi inorgoglisce l’idea di aver creato lavoro e dato delle prospettive a persone che possono tramandare un sapere con cui in Italia è difficile costruire un futuro”. Il salario di chi consegna la mozzarella con il furgoncino ai clienti è di tremila euro nette al mese. In Italia impensabile, in Svizzera quanto un salario medio-basso. Proprio la ricchezza di Ginevra permette al negozio di poter far pagare tutta la qualità e la manualità che i tre maestri caseari mettono nella produzione dei formaggi. Così, pur con una produzione che non supera mai i 120 chili di formaggi al giorno – un’inezia rispetto anche ai piccoli caseifici di casa nostra – il business regge. “All’inizio facevo tutto, dal recupero del lattealla mattina alla vendita ai ristoranti. Tranne la produzione delformaggio, perché non sono un maestro casaro”. Anche questa è stata una scuola di vita per chi s’era immaginato sui libri piuttosto che in un laboratorio di formaggi in vetrina.
“Tornare in Italia? Non per motivi professionali, ora che ho visto nascere una mia attività in un Paese ricco, dove è facile fare impresa. Semmai spero di creare un legame più forte con la Puglia, ma per portare qui altri prodotti tipici della mia terra”, dice. Poi l’Italia è a due passi e a Ginevra la comunità di compatrioti è di circa 40mila persone sui 350mila abitanti della città. E gli italiani sono stati i primi clienti del suo negozio, il bollino di qualità che ha certificato anche agli occhi degli svizzeri la bontà del prodotto.