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domenica 18 febbraio 2018

Multe autovelox, ecco come fare ricorso. Cosa c'è da sapere per difendersi dalle sanzioni illegittime

da "Il Messaggero"

Sabato 17 Febbraio 2018

ROMA - Lo Scout Speed rappresenta in ordine cronologico il terrore per tutti gli automobilisti, perchè risulta essere l'autovelox più insidioso. Infatti, quando viene usato, non è previsto alcuno obbligo di segnalazione preventiva come, ad esempio, il consueto cartello di controllo elettronico di velocità. Ma anche gli autovelox classici, a postazione fissa o mobile, sono l'incubo ricorrente di molti italiani al volante, che spesso vengono colti di sorpresa nel vedersi recapitare a casa delle multe per eccesso di velocità del tutto inaspettate. Di fronte a tale evenienza, tuttavia, non si deve necessariamente accettare supinamente di pagare ma è opportuno controllare che effettivamente la multa sia legittima e che il controllo dell'eccesso di velocità tramite autovelox aveva tutte le carte in regola per poter essere posto alla base di una sanzione.
Controlliamo, quindi, secondo quanto riporta il sito studiocataldi.it quali sono i requisiti di legittimità delle multe comminate a seguito di un accertamento con autovelox e come fare ricorso per far valere le proprie ragioni in caso di illegittimità. La prima cosa da verificare è che gli autovelox abbiano tutte le caratteristiche tecniche richieste dalla legge per poter essere utilizzati per il controllo elettronico della velocità degli automobilisti. Nel dettaglio, tali apparecchi devono essere innanzitutto: omologati dal Ministero dei trasporti, sottoposti a taratura e a verifica periodiche, adeguatamente segnalati (anche se non sono fissi ma utilizzati da una pattuglia), visibili anche di notte. Gli autovelox, poi, possono essere utilizzati esclusivamente da organi che svolgono funzioni di polizia stradale.
Riguardo un aspetto importante del buon funzionamento dell'apparecchio, e cioè la taratura, è fondamentale che gli autovelox siano periodicamente tarati e controllati. Ciò è stato definitivamente sancito dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 113/2015, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 45, comma 6, del codice della strada, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Sul punto la Corte di cassazione ha poi precisato, con la sentenza numero 9645/2016, che per dimostrare il corretto funzionamento non è mai possibile ricorrere ad altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità.
Dal 1° agosto 2017, peraltro, le norme sulla modalità di taratura sono state rese più stringenti ed è verosimile che, almeno nei primi tempi, le stesse non siano state pienamente rispettate. Per quanto riguarda la segnalazione, i cartelli che preannunciano il controllo elettronico della velocità devono essere posizionati a una distanza adeguata dall'autovelox, diversa a seconda del tipo di strada ove questo è collocato.
Come sancito dalla Cassazione con la sentenza numero 7949/2017, "la distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima".
Anche la multa deve essere perfettamente in regola per poter giustificare il pagamento della sanzione. Il verbale, infatti, deve contenere diversi elementi fondamentali, alcuni specifici per il caso in cui con esso si contesti la violazione dei limiti di velocità accertata tramite autovelox e altri validi per tutte le infrazioni. Ad esempio nella multa devono essere indicati: il modello di autovelox utilizzato, il tipo di postazione utilizzata,
il provvedimento prefettizio con il quale sono individuate le strade ove non è possibile la contestazione immediata,
la verifica di funzionalità dell'apparecchio, le modalità di utilizzo dell'apparecchio (se si tratta di un telelaser),
la targa del mezzo che ha commesso l'infrazione, il giorno e luogo in cui è avvenuta, la norma che è stata violata.
Se non c'è stata contestazione immediata, inoltre, va considerato un ulteriore dato fondamentale: la multa va notificata entro il termine massimo di 90 giorni dall'infrazione. A tal fine si tiene in considerazione la data di spedizione del verbale e non quella di ricezione. Nel caso di notifica oltre tale limite temporale, la multa può essere validamente impugnata. Se dai predetti controlli emerge un'irregolarità della contestazione e la multa risulta quindi illegittima, è possibile fare ricorso rivolgendosi, alternativamente, al prefetto o al giudice di pace. Il ricorso al prefetto, nel dettaglio, va proposto nel termine di 60 giorni decorrenti dalla notifica del verbale (o dal giorno successivo all'infrazione se vi è stata contestazione immediata). Tale forma di impugnazione non prevede costi ma se il ricorso è respinto andrà pagata la multa per un importo raddoppiato.
Nel caso si decida di rivolgersi al giudice di pace i termini sono più ristretti e scendono a 30 giorni per i residenti in Italia (che diventano 60 solo per coloro che risiedono all'estero). In tal caso, i costi per l'impugnazione sono commisurati all'ammontare della sanzione e partono da 43 euro. Se il ricorso viene accolto gli stessi possono essere recuperati e, soprattutto, il rigetto dell'impugnazione non comporta il raddoppio automatico della sanzione.
Quanto detto però non toglie che "prevenire è meglio che curare". Ecco quindi qualche consiglio per evitare di prendere multe con autovelox. Ovviamente, la prima cosa da fare è rispettare i limiti di velocità e tenere una condotta di guida adeguata. 
A ciò (e anche come incentivo alla sicurezza) si aggiunge la possibilità di controllare il sito della Polizia di Stato per verificare quali sono le postazioni di controllo elettronico della velocità dislocate sul territorio nazionale e utilizzare i navigatori, le app e gli strumenti elettronici che segnalano la presenza di autovelox.

martedì 6 febbraio 2018

Di chi è il Movimento 5 Stelle?

  • Di una sola persona, e non è Beppe Grillo né Luigi Di Maio: un'inchiesta del Foglio ha rivelato come Davide Casaleggio sia diventato il proprietario del primo partito italiano
    • "IL FOGLIO.IT"
  • POLITICA ELEZIONI 2018
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La scorsa settimana un’inchiesta a puntate del Foglio firmata da Luciano Capone e dal direttore Claudio Cerasa ha scoperto nuove prove del controllo che Davide Casaleggio, proprietario della srl Casaleggio Associati, esercita sul Movimento 5 Stelle. Dai documenti scoperti dal Foglio, emerge che Davide Casaleggio è in grado di influenzare il Movimento grazie al controllo degli strumenti informatici utilizzati nella vita politica del partito. Ed emerge anche la difficoltà che avranno gli iscritti al Movimento a ridurre il suo potere se in futuro dovessero ritenerlo necessario.
Che cos’è il Movimento 5 Stelle
Per capire di chi è il Movimento 5 Stelle è necessario sapere cos’è oggi il Movimento 5 Stelle. Quello che si presenterà alle prossime elezioni dal punto di vista formale è infatti il “terzo” Movimento 5 Stelle, un’associazione nata lo scorso dicembre quando agli iscritti è stato presentato il nuovo statuto del partito. La presentazione del nuovo statuto ha coinciso con la creazione di una nuova associazione – il terzo Movimento 5 Stelle, appunto – a cui agli iscritti al precedente partito è stato chiesto di aderire nuovamente.
Il “primo” Movimento 5 Stelle è quello che fu creato nel 2009 e che era regolato da un cosiddetto “non-statuto”. Come spiega il blog I simboli della discordia – curato da Gabriele Maestri, esperto di simboli e burocrazie dei partiti italiani – i suoi iscritti «erano considerati solo “soci sostenitori” e, dopo le modifiche statutarie del 2015, non avevano alcun diritto di voto in assemblea, per cui non facevano parte di nessun organo dell’associazione».
Per partecipare alle elezioni politiche del 2013, accanto al primo Movimento 5 Stelle ne venne creato un secondo. A questa associazione non era possibile iscriversi né partecipare: era controllata esclusivamente da Beppe Grillo e in sostanza era una scatola vuota fatta per presentare le candidature alle elezioni (lo ha fatto alle politiche del 2013 e alle europee del 2014)  e per custodire il simbolo del Movimento. Nel frattempo il primo Movimento 5 Stelle continuava a raccogliere iscritti in quel modo informale e senza che avessero poteri.
Lo scorso dicembre è infine arrivata la terza associazione Movimento 5 Stelle. Per la prima volta lo statuto dell’associazione dà qualche potere agli iscritti e introduce le prime norme di democrazia interna nella storia del Movimento. La nuova associazione ha un capo politico, Luigi Di Maio, e un garante, Beppe Grillo, che hanno poteri molto importanti ma che possono essere nominati e rimossi con il voto degli iscritti, un meccanismo democratico assente nelle precedenti associazioni. Agli iscritti al “primo” Movimento 5 Stelle è stato suggerito di iscriversi al “terzo” Movimento 5 Stelle, che sarà in tutto e per tutto il nuovo partito. Il secondo Movimento 5 Stelle, quello controllato da Grillo, rimane in vita come custode del simbolo che è stato dato in concessione al terzo Movimento 5 Stelle.
Che cos’è l’Associazione Rousseau
Lo statuto del terzo Movimento è un’arma a doppio taglio dal punto di vista della democrazia interna. Da un lato introduce per la prima volta norme di democrazia interna per scegliere i leader e orientare la politica del partito. Dall’altro sancisce però definitivamente la pesante influenza di Davide Casaleggio – e tramite lui, della sua azienda – sulla vita politica del partito. All’articolo 1 del nuovo statuto del Movimento 5 Stelle, infatti, c’è scritto:
Gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti disciplinate nel prosieguo del presente Statuto, nonché le modalità di gestione delle votazioni, di convocazione degli Organi Associativi, di pubblicazione di – a titolo esemplificativo e non esaustivo – avvisi e/o provvedimenti e/o direttive e/o decisioni saranno quelli di cui alla cd. “Piattaforma Rousseau”, mediante appositi accordi da stipularsi con l’Associazione Rousseau.

In sostanza viene stabilito che votazioni e comunicazioni ufficiali del Movimento dovranno avvenire tramite la Piattaforma Rousseau, controllata dall’Associazione Rousseau. Non è una scelta banale: le piattaforme informatiche dovrebbero essere il supporto alla vita politica di un partito, e andrebbero scelte sulla base di considerazioni tecniche. Nel caso del Movimento 5 Stelle, invece, la piattaforma è parte integrante del Movimento, in un certo senso è il Movimento, e il suo ruolo è iscritto nello statuto così come quello della società che la gestisce.
La piattaforma è quello che i leader del Movimento chiamano spesso il “sistema operativo del Movimento”. In sostanza è un sito internet a cui ci si può iscrivere e che fornisce l’accesso alle votazioni interne del Movimento. L’Associazione Rousseau è proprietaria e gestrice della piattaforma e, come prescrive lo statuto, la gestione delle votazioni viene fatta e dovrà essere fatta “mediante appositi accordi” con l’associazione stessa. Se si vuole allora capire che cos’è, formalmente, l’Associazione Rousseau, ci si accorge innanzitutto di come sembri in buona parte coincidere con la Casaleggio Associati, srl milanese di proprietà di Davide Casaleggio. L’Associazione ha sede allo stesso indirizzo della Casaleggio Associati e in alcune mail di cui il Foglio è entrato in possesso, Casaleggio risponde in qualità di presidente dell’associazione utilizzando la posta certificata della Casaleggio Associati. Probabilmente, tra l’altro, la società di Casaleggio ha fornito e fornisce tuttora le competenze tecniche per la gestione della piattaforma.
In un Movimento che non ha sedi fisiche e in cui la vita politica si svolge soprattutto online, controllare l’Associazione Rousseau – cioè il sistema di voto, i suoi risultati, le decisioni su quando effettuare una consultazione e come formulare i quesiti – significa controllare buona parte della vita del Movimento stesso. Inoltre lo statuto assegna a Rousseau il controllo su tutti i dati degli iscritti, dai loro nomi ai loro indirizzi email fino ai loro voti nelle consultazioni interne, oltre a tutti gli altri dati che gli iscritti accettano di consegnare alla piattaforma. Forse chi controlla Rousseau non controlla il Movimento, ma di certo esercita sul partito fondato da Beppe Grillo una forte influenza. Diventa quindi molto importante comprendere cosa sia questa associazione.
L’inchiesta del Foglio parte proprio da qui. Dopo settimane di ricerca, infatti, Luciano Capone è riuscito a ottenere una copia dello statuto dell’Associazione Rousseau, un documento che non era mai stato reso pubblico, discusso o votato, nemmeno agli e dagli iscritti al Movimento 5 Stelle. L’Associazione Rousseau è stata creata l’8 aprile del 2016. All’epoca, scrive Capone:
L’Associazione Rousseau, che ha lo scopo di “promuovere lo sviluppo della democrazia digitale nonché di coadiuvare il Movimento 5 Stelle” nella sua azione politica, è un’associazione composta da due persone: Gianroberto Casaleggio, che è in fin di vita, e il figlio Davide. Versano due quote da 150 euro, che costituiscono il fondo iniziale, e sono rispettivamente Presidente e vicepresidente, entrambi componenti dell’Assemblea e membri del Consiglio direttivo, mentre Davide è anche Tesoriere. Ma l’obiettivo dello statuto, date le condizioni di salute del padre, è assicurare al figlio il controllo perpetuo e assoluto su Rousseau. E il potere di Casaleggio jr. viene blindato da due articoli – il 6 e il 13 – che consegnano eternamente i ruoli e le funzioni più importanti ai “Fondatori”. Ma di fondatori ce ne sono due e dopo appena quattro giorni, in seguito alla morte di Gianroberto, ne resta solo uno: Davide.

L’Associazione Rousseau, quindi, è controllata da Davide Casaleggio e non esiste modo in cui il Movimento possa sostituirlo alla guida dell’associazione. L’unica cosa che gli iscritti possono fare è votare per modificare il loro stesso statuto, così da separarsi dalla piattaforma e dall’associazione che la controlla. Ironicamente, però, la votazione dovrà avvenire necessariamente sulla piattaforma Rousseau, con modalità e certificazioni da decidere in accordo con l’Associazione Rousseau. Cioè con Casaleggio. Come scrive Capone: «Non se ne esce, se non con una scissione. A supervisionare e gestire tutto c’è sempre lui, Davide Casaleggio, il Garantito che, per discendenza diretta e con soli 300 euro di capitale, ha preso il controllo assoluto ed eterno del primo partito italiano».
Come funziona Rousseau?
L’inchiesta del Foglio ha scoperto anche un’altra cosa, e cioè che la piattaforma Rousseau non è uno strumento neutrale, un semplice supporto tecnologico alla vita politica del Movimento: è invece di un sistema antiquato, vulnerabile e manipolabile. Il Foglio è riuscito a ottenere una copia degli scambi avvenuti tra l’Autorità garante della privacy e Davide Casaleggio riguardo il funzionamento di Rousseau, avvenuti lo scorso autunno in seguito a un’ispezione del garante, preoccupato del rispetto della normativa sulla privacy. Il garante descriveva così Rousseau in una delle sue analisi:
L’incertezza sulla effettiva resilienza del sistema di votazioni elettroniche, l’impossibilità di verificare a posteriori la liceità dei trattamenti svolti, l’impossibilità di accertare l’unicità del voto espresso, nonché l’incertezza sulla sua autenticità e, infine, il rischio anche solo sul piano astratto che sia possibile controllare e ricostruire le preferenze espresse dai votanti a causa della mancanza di anonimato, caratterizzando il sistema Rousseau, nella sua componente di voto elettronico, quale interessante sperimentazione di uno strumento di interazione e partecipazione politica, del tutto privo, tuttavia, di quei requisiti di sicurezza informatica e di protezione dei dati personali, che dovrebbero caratterizzare un vero e proprio sistema di e-voting.

In un altro passaggio il garante aggiunge: «I voti espressi tramite le funzionalità di e-voting offerte dalla piattaforma vengono archiviati, storicizzati e restano imputabili a uno specifico elettore anche successivamente alla chiusura delle operazioni di voto, consentendo elaborazioni a ritroso con, in astratto, la possibilità di profilare costantemente gli iscritti, sulla base di ogni scelta o preferenza espressa tramite il sistema operativo». In sostanza Casaleggio può sapere chi ha votato cosa. Da un’altra serie di documenti ottenuti dal Foglio, risulta che questa possibilità è stata messa in pratica in diverse occasioni, per mettere in fila tutti i voti – in teoria segreti – di persone iscritte al partito e quindi suoi potenziali candidati.
Infine, la piattaforma Rousseau appare antiquata e molto vulnerabile agli attacchi informatici. Già in passato diversi hacker hanno dimostrato quanto fosse facile introdursi nel sistema usato dal Movimento 5 Stelle. Le analisi del garante forniscono ulteriori prove della debolezza del sistema. In un altro articolo dell’inchiesta, il direttore del Foglio Claudio Cerasa scrive:
La piattaforma Rousseau è stata realizzata con un sistema che si chiama “Cms Movable Type Enterprise Versione 4.31-en”. Ma questa versione, scrive il garante, concetto già espresso nel provvedimento del 21 dicembre, ha un problema: “E’ affetta da obsolescenza tecnica”. E che significa obsolescenza tecnica? Significa che ogni versione di quel sistema con radice pari a 4.3 scadeva il 31 dicembre del 2013 e oltre quella data, scrive il garante, “non sono più rilasciati aggiornamenti di sicurezza”.

Nel suo rapporto, il garante conclude:
Il sistema adottato non consentiva di imporre delle policy efficaci relativamente alla qualità delle password, ammettendo l’uso di password banali, facilmente esposte alla decifrazione e ad attacchi. In particolare, si fa presente che tale limitazione comporta, laddove presente, che un qualsiasi utente applicativo o sistemistico del sistema operativo, anche con profili di minor rilievo ma che abbia accesso in sola lettura ai database delle password, solitamente registrate in forma cifrata, possa acquisirle nella forma in cui sono e condurre in modalità on line attacchi brute force sulle password, che, se fruttuosi, consentiranno in un secondo tempo l’effettuazione di accessi abusivi con l’utilizzo in chiaro delle credenziali tecnicamente correte, senza causare alcun allarme sul sistema attaccato.

venerdì 26 gennaio 2018

Martino: «Ma quale regalo ai ricchi: la flat tax la proposi nel ‘94 potrebbe ancora funzionare»

“Nessun Paese è mai cresciuto facendo debiti: non è un’opinione, ma una certezza comprovata dagli studi economici. Non si tratta perciò di essere più o meno prudenti, ma di cercare di dare all’economia reale una vera scossa”

Ministro degli Esteri del primo governo Berlusconi e della Difesa nel secondo, Antonio Martino è stato tra i fondatori di Forza Italia e uno dei promotori della rivoluzione liberata lanciata 25 anni fa. Allievo di Milton Friedman, l’economista messinese tentò già nel ’ 94 di introdurre la flat tax in un clima di scontro tra gli alleati del centrodestra, che ricorda da vicino la situazione attuale.

Onorevole, anche se i due hanno smussato i toni, il duello a distanza tra Berlusconi e Salvini sul deficit continua a tenere banco. Si tratta di schermaglie elettorali o di divaricazioni che mettono a rischio la coalizione?

Si tratta indubbiamente di questioni molto serie. Nel segnalare l’eventuale necessità di uno sforamento, Salvini in fondo esprime da euroscettico l’insoddisfazione di molti verso il tetto del deficit: sono molti i meccanismi dell’euro che meriterebbero una messa a punto. Berlusconi dal canto suo si muove più cauto, proprio come si deve a un esponente del Partito popolare europeo.

La distanza tra i due si innesta su progetti politici per il futuro differenti?

No, credo di poter escludere che sia questa la vera posta in gioco.

La certezza è che il debito pubblico è aumentato di altri 210 miliardi negli ultimi 5 anni. È la consapevolezza di aver margini stretti, il vero discrimine che separa la cautela di Berlusconi dall’” avanguardismo” della Lega?

La situazione finanziaria è complicata da tempo, non c’è alcun dubbio. Ma è normale che ci siano differenze su come procedere di qui in avanti. Salvini pone questioni giuste: i meccanismi che regolano l’euro già da tempo hanno evidenziato aspetti problematici che dovrebbero essere rivisti. Ma ciò non vuol dire tout court, come paventa la Lega, che bisogna uscire dall’euro. Sarebbe una mossa forzata e rischiosa, che va scongiurata.

Le divisioni riguardano anche le privatizzazioni. Berlusconi le ha annunciate, ma Salvini punta i piedi e spiega che non sono nel programma.

Fu un problema che si manifestò anche nel 1994. Allora il piano fu bloccato dai nostri alleati. Il ragionamento che fermò tutto fu questo, grosso modo: “Siamo al governo e le aziende le controlliamo noi, siamo pazzi a voler privatizzare? ”.

Molti fanno notare che le divisioni nel centrodestra sono sempre esistite. Ma rispetto a 25 anni fa, c’è un terreno di scontro importante come quello dell’Europa. L’alleanza di oggi può resistere a tensioni tanto forti?

È vero. Lo scenario di oggi è molto differente rispetto a quello del 1994. Ma è pur vero che Fini e Bossi allora neanche si parlavano: Berlusconi compì un autentico miracolo nel tenere insieme gli alleati, anche grazie al pericolo comunista che riuscì ad aggregare i protagonisti della coalizione. A ben pensarci, la distanza tra Forza Italia e la Lega era maggiore allora in fondo, rispetto a quella che le due forze politiche fanno segnare oggi. Credo perciò che Berlusconi saprà replicare l’impresa di 25 anni fa.

Oggi ci sono in campo quelli che Berlusconi definisce i nuovi comunisti: i grillini. Che cosa ne pensa del loro programma che a detta di Di Maio realizzerà finalmente la rivoluzione liberale?

I pentastellati hanno capito che dovevano diluire il loro programma, per nutrire qualche speranza di avere successo. Il referendum sull’euro lo hanno messo da parte, ed è stata una scelta sensata. Trovo però ridicolo da parte loro presentarsi come gli eredi della rivoluzione liberale: non hanno quella storia né quella ispirazione.

Per tornare al centrodestra si discute molto di quella flat tax che lei propose di introdurre nel ’ 94. Oggi può funzionare o è insostenibile come segnalano molti?

È falso che non ha funzionato. La flat tax ha dato ottimi risultati ovunque. È peraltro una misura che non ha un costo: la flat tax rende, non costa qualcosa.

Dicono che nel primo anno produce effetti negativi sul gettito fiscale. È così?

Può succedere, ma anche non succedere. Non è un esito inevitabile, né tanto meno necessario. Il vero punto è che in Italia c’è un problema drammatico di lungo periodo, che è quello della denatalità. In un elenco di 221 Paesi, siamo al 216esimo posto per tasso di natalità. In assenza di un vero shock economico, la nostra economia non potrà ripartire.

Sono molti i partiti che dicono che bisogna tornare a spendere in deficit. Altri, come il Pd, sono orientati invece verso politiche più prudenti. Alla luce di un debito aumentato nonostante i vincoli di bilancio rigidi, chi ha ragione?

Se c’è un dato solido, è che la prospettiva keynesiana è stata sbugiardata dalla storia. Nessun Paese è mai cresciuto facendo debiti: non è un’opinione, ma una certezza comprovata dagli studi economici. Non si tratta perciò di essere più o meno prudenti, ma di cercare di dare all’economia reale una vera scossa. Dobbiamo tenere presente che il quantitative easing di Draghi, produrrà i suoi effetti a lungo termine. La politica monetaria agisce infatti con ritardo sull’economia reale. Ecco perché la nostra ripresa si muove ancora nell’ordine di pochi decimali. La liquidità immessa dal governatore della Bce nel sistema non è entrata infatti in circolazione per il semplice fatto che nessuno prende denaro in prestito. Quando l’esito degli investimenti è tassato in misura eccessiva, la gente è riluttante a investire perché la maggior parte dei profitti gli viene portata via dal fisco. Ecco perché un’aliquota unica bassa è lo shock che serve al Paese: renderebbe convenienti molti tipi di investimento che oggi non lo sono.

L’aliquota unica al 23 per cento proposta da Berlusconi potrebbe essere più sostenibile rispetto a quella al 15 di Salvini?

Se osserviamo il rapporto che lega il gettito di tutte le imposte dirette a quello del prodotto interno lordo, scopriamo che il primo incide sul secondo in una misura inferiore al 23 per cento. L’aliquota unica farebbe dunque aumentare il gettito da subito. Molti più ricchi sarebbero propensi a pagare le tasse per intero, invece di eludere o erodere la base imponibile.

È un’analisi che solleva un’obiezione fatta da molti. Se la cosa funziona, perché lei e il governo Berlusconi di cui faceva parte non ha fatto la rivoluzione liberale nel ’ 94, e neanche nel 2001?

È una lunga storia. Ed è anche abbastanza triste. Per riassumerla, mi limito a dire che noi di Forza Italia non andammo al governo da soli, ma con gli alleati. Allora proposi di introdurre la flat tax gradualmente, ma Berlusconi insistette per introdurla da subito a pieno regime. Come che sia, la misura fu sottoscritta da tutti, ma poi gli alleati si rifiutarono di applicare il programma. Accadde così anche per le privatizzazioni: An le osteggiò con forza.

E oggi trova che i tempi siano maturi, dato che – almeno su questo Salvini concorda con Berlusconi?

Oggi i tempi sono maturi. L’unica vera difficoltà è che la misura si espone a critiche gratuite, che spesso inducono la gente a considerarla come un favore ai ricchi. È il caso di Padoan ad esempio, che ha definito la flat tax come la misura della “fatina azzurra”: la classica risposta di un anonimo burocrate che non ha neanche la fantasia di togliere lo sguardo dal suo lavoro quotidiano.

Gentiloni intanto chiude le porte alle larghe intese con Berlusconi dopo il voto. Ma se non vince il centrodestra, l’alternativa quale sarebbe se non un governo del M5s più alleati vari ed eventuali?

È un problema che mi sono posto anch’io: se questo Paese non manda in Parlamento una maggioranza, ci sarà il problema di fare un governo. Il punto è che le larghe intese sono il tipo di governo che vuole Grillo: attaccare destra e sinistra unite gli consentirebbe di presentarsi come unica alternativa. Per scongiurare quindi l’eventualità di un governo a Cinque Stelle, ritengo quindi che oggi sia meglio non alimentare questo tipo di propaganda.

 




mercoledì 24 gennaio 2018

Il biotestamento è legge. Ecco cosa cambia, punto per punto Dalle Dat al consenso informato, ecco tutte le novità

 14/12/2017 12:00 CET | Aggiornato 14/12/2017 13:24 CET

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico approvato in via definitiva dall'aula del senato.
Consenso informato. La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell'equipe sanitaria.
Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell'eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell'accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano
Possibile stop a nutrizione e idratazione artificiale. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.
Abbandono delle cure e obiezione di coscienza per i medici. Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l'obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di 'staccare' la spina, non avranno quindi 'l'obbligo professionalè di attuare le volontà del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell'ambito della stessa struttura sanitaria.
Divieto di accanimento terapeutico e sedazione profonda. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. E' sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.
Sostegno psicologico. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.
Minori e incapaci. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l'amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.
Cosa sono le dat. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all'atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l'ufficio dello stato civile del comune di residenza, che provvede all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.
Banche dati regioni in attesa registro nazionale dat. Le regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle dat. Non è stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla camera un registro nazionale delle dat. Con un ordine del giorno del pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il registro nazionale dovrebbe entrare nella legge di bilancio.
Fiduciario. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.
Pianificazione condivisa delle cure. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L'equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.
Relazione annuale ministro Salute. Annualmente il ministro della salute presenta al parlamento una relazione sull'applicazione della legge stessa. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della salute.
Norma transitoria. Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal parlamento.

martedì 9 gennaio 2018

Luca Ricolfi: "Il Pd si rassegni: non è più di sinistra"

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INTERVISTA A LIBERO

9 Gennaio 2018

Luca Ricolfi: "Il Pd si rassegni: non è più di sinistra"
Il sociologo Luca Ricolfi, torinese, classe 1950, docente di Analisi dei dati all' Università di Torino e responsabile scientifico della Fondazione David Hume (www.fondazionehume.it) è da anni uno dei commentatori più precisi, "empirista" direbbe lui, delle vicende italiane e dunque la persona adatta per un' intervista sull' anno elettorale che ci aspetta.

Leggi anche: Maria Elena Boschi, la sentenza del politologo: "Faccia un passo indietro per il bene del Pd"

Professore, andiamo verso le elezioni più incerte della storia repubblicana?
«I risultati elettorali sono sempre incerti, ma stavolta anche se sapessimo con precisione i numeri del futuro Parlamento nessuno potrebbe dedurne che governo ne verrebbe fuori. Sono ben cinque le coalizioni verosimili: Forza Italia-Lega-Fratelli d' Italia, Forza Italia-Pd, Pd-Liberi e uguali-M5s, Liberi e uguali-M5s, M5s-Lega».

L' ultima volta le previsioni non ci hanno preso, chi dice che a marzo finisca in un nulla di fatto come tutti prevedono?
«Stavolta i sondaggisti sbaglieranno di meno, per ragioni che ha spiegato in modo eccellente Paolo Natale in un articolo sul sito della Fondazione Hume. Si potrebbe parafrasare ed estremizzare un po' la sua analisi così: più diventiamo un Paese di disinibiti che non si vergognano di niente, più rendiamo facile il lavoro dei sondaggisti».

Secondo lei come andrà?
«Penso che il centro-destra prenderà leggermente meno voti di quelli che gli assegnano i sondaggi e il Pd di Renzi qualche voto in più».

Oltre all' incertezza pesano una certa apatia generale e sondaggi negativi sul voto dei giovani...
«Sì, ma il trend di distacco dalla politica non è nuovo. La novità è che il partito di Grillo ha perso di appeal, nessuno pensa seriamente che votare Raggi o Appendino sia uno sberleffo al sistema».

Secondo lei l' Italia è una democrazia compiuta?
«No, ma non è l' unica.
Quasi nessun Paese occidentale lo è ormai più, la differenza è che alcuni in passato si sono avvicinati ad esserlo, mentre noi ne siamo sempre rimasti lontani, perché la spettacolarizzazione della politica senza dei veri partiti crea un corto circuito».

Mattarella ha invitato i politici ad un uso responsabile dei numeri in campagna elettorale. Lei cosa pensa delle proposte in via di formazione?
«Penso quel che immagino ne pensi Mattarella, con la differenza che io lo posso dire: i numeri dei partiti o non ci sono (vedi il silenzio sul debito pubblico) o non stanno in piedi».

In un recente editoriale sul Messaggero ha criticato l' impostazione di fondo del M5s: dirigismo e tassazione. È il pericolo maggiore?
«Secondo me sì, il programma e il personale politico dei Cinque Stelle sono il maggiore pericolo per la stabilità economica del Paese. Tuttavia anche Lega e Liberi e uguali non scherzano».

Da dove viene secondo lei questa ondata anti-sistema, anti-scienza, anti-industria alimentare e non solo che pervade pure i grillini?
«Non è nuova. I sociologi da almeno mezzo secolo descrivono l' Italia come un Paese in cui la cultura anti-industriale ha radici profonde».

In questa situazione la sinistra è tornata a dividersi ed è in crisi d' identità e di leadership, come lei ha rilevato da tempo nel suo libro Sinistra e popolo (Longanesi). Come vede quel campo ora?
«Lo vedo mal messo e ostaggio di un incantesimo da cui non intende liberarsi.
Il Pd è diventato un "partito radicale di massa", come dice Marcello Veneziani, ovvero si occupa di temi sovrastrutturali: unioni di fatto, fine vita, discriminazioni, fecondazione eterologa, tutela delle minoranze, diritti umani Niente di male: a Renzi è riuscito in 4 anni quello che a Pannella e Bonino non è riuscito in 40. Il punto però è che, pur essendo diventato il partito dei "ceti medi riflessivi", che si credono la parte migliore del Paese, anziché prendere coscienza di questa mutazione, si ostina a proclamarsi di sinistra e difensore dei ceti popolari. Qualcuno si può stupire che questi ultimi dicano "no grazie" e si rivolgano altrove?».

Renzi merita la sua decadenza?
«Sì e no. Umanamente la merita tutta, perché quando si ha poca cultura è buona regola non alzare i toni e stare a sentire gli esperti. Politicamente sarei più indulgente: Renzi è uno dei pochi politici che non vedono la modernizzazione del Paese come una disgrazia. Ma così torniamo al punto di partenza di questa chiacchierata, la profondità dei sentimenti anti-industriali e anti-moderni degli italiani: a noi la modernizzazione piace solo come elargitrice di doni insperati, dai telefonini al turismo, all' intrattenimento, mentre la detestiamo quando pretende di cambiare i nostri costumi, le nostre abitudini e i nostri privilegi».

Come giudica l' avventura di Liberi e uguali?
«Un' nteressante espressione di conservatorismo politico, in un Paese in cui tutti vogliono presentarsi come innovatori».

Il campo liberale è ancora dominato da Berlusconi. Che ne pensa?
«Non ho mai capito perché, in un quarto di secolo, in quel campo non si sia mai affermata una personalità comparabile a quella di Berlusconi, capace di sfidarlo o di raccogliere il testimone. È forse il segno che in Italia di cultura liberale ce n' è assai poca, anche a destra».

Quali sono le tre riforme urgenti che suggerirebbe al prossimo governo?
«Potrei dire: fisco, giustizia civile, pubblica amministrazione. Ma preferisco dire: riformate quel che vi pare, ma che siano vere riforme, ben studiate e davvero modernizzatrici, non i modesti e pasticciati ritocchi cui ci avete abituati, sia a sinistra sia a destra».

Su immigrazione e cittadinanza quali le paiono i provvedimenti urgenti da prendere?
«La questione della cittadinanza non è una battaglia di civiltà, ma una normale questione di tempi, condizioni e verifiche. Non sono sfavorevole a renderla più rapida, ma penso che le condizioni per concederla dovrebbero essere più stringenti di quelle attuali. Il vero problema non sono i residenti regolari che vogliono la cittadinanza, ma gli irregolari che alimentano la criminalità come spiegato nei dossier sul sito della Fondazione Hume».

Davvero si possono abbassare in qualche modo le tasse o col debito presente sarebbe una follia?
«Inutile nasconderselo: se si vogliono abbassare le tasse l' unica strada seria è una spending review permanente, "di legislatura", fra cinque e dieci miliardi l' anno per cinque anni. La mia opinione, basata sulle analisi statistiche che ho condotto ne L' enigma della crescita (Longanesi), è che il nodo vero sia quali tasse abbassare: con poche risorse meglio concentrare l' intervento su Ires e Irap. Se si vogliono aiutare le famiglie è molto più efficace accelerare la crescita del Pil e dell' occupazione che concedere sgravi fiscali e contributivi a pioggia».

Da torinese come valuta l' operato della sindaca Appendino?
«Senza infamia e senza lode. Purtroppo Torino è una città in declino, oppressa da un debito mostruoso, di cui nessuno vuole parlare».

Rifacendosi a Hume lei si definisce un liberale? E di sinistra?
«Non mi considero un liberale, ma piuttosto un empirista, del resto è precisamente l' empirismo il contributo più importante di Hume alla storia delle idee. Quanto alla sinistra, che dire? La sinistra non è ancora di sinistra: aspetto che impari ad apprezzare il merito e la libertà».

Chi sono i commentatori che ama leggere?
«Purtroppo Natalia Ginzburg, Pier Paolo Pasolini e Indro Montanelli non ci sono più».

Al sito della Fondazione collabora anche sua moglie, la scrittrice Paola Mastrocola, come vi dividete il lavoro?
«Lei si occupa della sezione Humanities, che raccoglie contributi letterari ed artistici, io mi occupo della ricerca empirica. Collaboriamo da trent' anni in modo naturale, per affinità di vedute, specie per la comune insofferenza al conformismo. Ora stiamo varando uno studio sugli effetti che l' abbassamento della qualità degli studi può aver esercitato sulla mobilità sociale. L' ipotesi è che 50 anni di scuola e università facile abbiano danneggiato i poveri e favorito i ricchi».

Da La Stampa al Sole 24 Ore, adesso al Messaggero, ha scritto per tanti giornali, come mai tutti questi passaggi?
«Per ragioni ogni volta diverse, ma mai per dissensi sulla linea. Semplicemente, ho ceduto al corteggiamento di alcuni direttori».

Quando pensa al suo lavoro di analista si sente ancora speranzoso?
«Succede tutte le volte che riesco a produrre informazioni o analisi che prima non esistevano: fra quelle recenti sul sito della Fondazione, il nostro indice VS, che misura la vulnerabilità strutturale dei conti pubblici di un Paese».

di Francesco Rigatelli

domenica 7 gennaio 2018

Che cos'è la sedazione profonda?

Quando viene deciso il trattamento?

La sedazione profonda è un trattamento farmacologico, che può essere scelto, solo dopo consenso informato e un’attenta valutazione medica del singolo caso. È a totale appannaggio dalle équipe,medici e infermieri, di cure palliative: una delle possibilità di assistenza al paziente quando ormai, la malattia ha un decorso irreversibile e la sofferenza per la persona sono diventate insopportabili. Quindi, nelle condizioni di imminenza dellamorte con prognosi di ore o pochi giorni. Al paziente vengono somministrati dei farmaci in grado di sedarlo completamente, fino ad annullare la consapevolezza. In questomodo, pur mantenendo il livello dei liquidi nel corpo attraverso flebo, viene interrotta la percezione della sofferenza.

Ma la legge italiana la consente?

In Italia non c’è una norma sulla sedazione profonda, ma esiste una legge sulle cure palliative, (la 38 del 2010), votata all’unanimità in parlamento. Sancisce che queste cure, entrate nei livelli essenziali di assistenza, sono un diritto del paziente. Tutte le procedure terapeutiche che rientrano in questa categoria, compresa la sedazione profonda, sono lecite dal punto di vista legale, giuridico e deontologico. È una procedura che si utilizza nella fase avanzata e terminale di unamalattia. Numerosi documenti delle società scientifiche delle Cure del dolore e palliative sottolineano che la sedazione profonda è un trattamento che non ha nulla da condividere con l’eutanasia omorte assistita.

Che differenza c’è con l’eutanasia?

L'eutanasia attiva, vietatanelnostro Paese,consistenel porre fine alla vita diuna persona,consenziente, cheha precedentementedichiarato le sue volontà. Il paziente deve essere nelle condizionidinon poter guarire.Nei Paesi dove è legale ilmedico è tenuto a far desistere la personache loha richiesto. È semprepossibile cambiare idea. Se, invece, si vuolproseguire ilmedico incontrerànuovamente il paziente e ripeterà la richiesta sedavvero si vuole procedere.L’attodi accompagnamento alla “dolcemorte”consistenella preparazione e lasomministrazione di una dose letale. E’ indispensabile essere in grado di intendere e volere in quel momento.

Che cosa è il suicidio assistito?

Il suicidio assistito è l’atto compiuto dal paziente con l’aiuto di altre persone. In Europa il suicidio assistito è legale in molti Paesi, in Italia no. Solo la Confederazione elvetica offre il servizio anche ai cittadini stranieri. Requisito indispensabile per ottenere l’ok è l’irreversibilità dellamalattia, che deve essere clinicamente accertata e senza possibilità di guarigione. In queste strutture non viene praticata la cosiddetta “eutanasia attiva”, ma il suicidio assistito. Deve essere, infatti, l’ammalato a compiere l’ultimo gesto per assumere i farmaci che lo uccideranno, anche a costo di premere un pulsante con la bocca. Se le condizioni del paziente non lo consentono, imedici elvetici non possono fare nulla per lui.

Cosa prevede il testamento biologico?

A dicembre è stato dato il via libera al biotestamento nel nostro Paese. Questo, in sostanza, prevede che ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprime le proprie convinzioni e preferenze inmateria di cure. Oltre il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari sono comprese sia la nutrizione che l’idratazione artificiali. Le disposizioni che vengono date al medico sono sempre revocabili.

Le disposizioni devono essere sempre scritte?

Le dichiarazioni anticipate di trattamento contenute nel testamento biologico devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata dal notaio, da altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del servizio sanitario. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione. In caso di emergenza o di urgenza la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni. Per quanto riguarda i minori il consenso deve essere espresso dai genitori, dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenendo, comunque, conto della volontà del minore.

Domenica 7 Gennaio 2018, 09:59