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venerdì 28 aprile 2017

Cacciari a Libero: "La sinistra è a pezzi ovunque, la salverà solo una catastrofe"

L' appuntamento telefonico è per le 8.30 di mattino. «I prossimi giorni sono continuamente in giro. Posso solo domani, ma presto», ci aveva scritto, chiaro e sintetico, il giorno prima. Lo chiamiamo all' ora stabilita. Nonostante sia l' inizio della giornata, la verve è la solita. Non risparmia nessuno: Marine Le Pen, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Beppe Grillo. Soprattutto, ed è il segreto del suo fascino, non dice mai quello che ti aspettersti, quello che dicono tutti. Ecco Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia, appassionato di politica e suo indomabile censore.
Cominciamo dalle elezioni francesi: decideranno il destino dell' Europa?
«No, e nemmeno quelle tedesche o quelle italiane. Sarà in tutti i Paesi un voto di conservazione».
Dice? Molti analisti guardano a questi passaggi come a momenti cruciali.
«La gente è molto spaventata dalla crisi economica. In condizioni di questo genere farà un voto di mantenimento dello status quo. Il dramma è che gli attuali dirigenti penseranno, in questo modo, di essere legittimati. Il giudizio che ne trarranno è che tutto va bene. Invece tutto va male».
Nel 2002 diceva di Le Pen padre che era "ridicolo" dargli del fascista. Lo direbbe anche della figlia?
«Marine Le Pen non c' entra niente con il padre. È una personalità politica di destra classica, incomparabile con il centrodestra italiano, ma anche con la Lega o con Grillo».
La spaventa il risultato del Front National?
«Relativamente. Ormai non siamo più in una situazione cui possano emergere personalità come Mussolini. I processi di globalizzazione sono tali che rendono impossibili destini autoritari. Non è che siamo più diventati più bravi, è che non sono più realisticamente possibili gli autoritarismi».
Come vede la sinistra francese?
«A pezzi. Come tutta la sinistra europea. Non per ragioni soggettive, perché gli uomini di sinistra oggi sono più stupidi di quelli del passato, ma perché sono cambiate completamente le condizioni sociali.
La base sociale della sinistra è franata. Dovunque. In Europa, ma anche negli Stati Uniti.
Basta vedere chi ha votato Trump. C' è un mutamento antropologico alla base delle sconfitte delle sinistre in tutto il mondo».
Mentre dappertutto vincono le forze cosiddette populiste. Perché?
«Intanto "populismo" è un termine che non ha alcun senso, soprattutto se applicato a fenomeni così diversi. Qualunque forza politica degna di questo nome è populista, nel senso che cerca di rappresentare il popolo o settori di esso».
Non esistono partiti populisti?
«Tecnicamente "populista" è una posizione politica che enfatizza la domanda, il problema, e non dà risposte adeguate, razionali. Da questo punto di vista, per esempio, le forze politiche attuali in Italia sono tutte populiste, perché nessuna è responsabile».
In che senso?
«Tutte promettono, chiacchierano, ma nessuna indica una strategia, un progetto economicamente e socialmente compatibile».
Anche il Pd?
«Certamente sì.
Avendo responsabilità di governo qualcosa ha fatto, come avrebbe fatto qualsiasi altra forza, bene o male. Ma partiti responsabili nel senso che sono capaci di dare risposte razionali, di indicare uno scopo, di dire con chiarezza le cose e di spiegare ai cittadini anche quali sono i sacrifici che servono per raggiungere determinati obiettivi, partiti così non ce ne sono».
Intanto quelle forze hanno successo. Perché?
«Perché se hai un problema e io ti applaudo, ti dò ragione, è chiaro che tu mi voti. Per questo hanno successo le forze di protesta. Poi quando governi il discorso cambia, perché a quel punto la gente pretende risposte, non le basta essere applaudita perché legittimamente protesta».
Fra poco si voterà anche in Gran Bretagna. Come vede quelle elezioni?
«Se Theresa May ha deciso di andare al voto anticipato, vuol dire che è stracerta di vincerle. È andata al governo senza passare per un voto, aveva bisogno di un passaggio elettorale per essere legittimata».
Il Labour anche lì non è messo molto bene...
«Forse è il più scassato di tutti i partiti della sinistra europei. Dall' epoca della Thatcher ha due tendenze completamente incompatibili: quella incarnata da Blair e quella della sinistra tradizionale. Come nel Pd, dove si è visto che sono incompatibili».
Intanto dall' altra parte dell' Oceano c' è Donald Trump. Come giudica i suoi primi passi?
«Confusi, sintomo di una situazione di disordine globale.
Da 25 anni ci trasciniamo in una fase di disordine globale.
L' ordine fondato sui due pilastri, Stati Uniti e Unione sovietica, è crollato e non ne è sorto un altro. Ne usciremo. Il dramma è che potrebbe avvenire in modo catastrofico».
Cioè con una guerra?
«Il disordine sta crescendo, non diminuendo. Le primavere arabe sono state affrontate in modo sciagurato dall' Occidente. Poi c' è lo strascico delle guerre di Bush. Il Medioriente ribolle, c' è la Corea, l' Iran. E aumentando il disordine, aumentano le potenze nucleari perché i Paesi più piccoli, sentendosi indifesi, ricorrono all' arma più potente. Speriamo non accada come altre volte che se ne esce con una catastrofe».
L' Italia, intanto, non cresce. È sempre in fondo alla classifica dei Paesi Ue per Pil e investimenti esteri.
«È una vecchia storia. È facile gettare la croce addosso agli ultimi governi, ma è colpa di sciagurate politiche industriali che si susseguono dalla fine degli anni '70, con l' abbandono di settori strategici e innovativi».
Quali?
«L' Italia era all' avanguardia nella chimica, nel nucleare, nell' informatica. Tutti settori che sono stati smantellati in modo colpevole da tutte le forze politiche. Questo ha provocato la crisi di tuta la grande industria manifatturiera e siderurgica. Renzi avrebbe dovuto iniziare da lì. E dal sistema amministrativo, burocratico. Se la Francia sta meglio di noi è perché ha un' amministrazione che funziona».
Renzi ha provato a cambiare la pubblica amministrazione con la riforma Madia.
«Ma non prendiamoci in giro! L' idea di costoro è che la pubblica amministrazione funziona meglio se si timbrano i cartellini. Immagini arcaiche. Pensare che l' efficenza della pubblica amministrazione si misuri sulle ore che gli impiegati stanno seduti è da ridere, se non fosse da piangere».
Cosa bisognava fare?
«Il problema è l' informatizzazione, la formazione dei quadri dirigenti, le scuole per la pubblica amministrazione. E poi la riforma costituzionale. Ma possibile che non si sia capito che una delle cause del debito italiano è in quei catafalchi che sono le regioni? E non si è messo mano a quelle. Lo diceva Miglio agli inizi degli anni' 80, sono tutte cose che si sanno.
Ma tutto è passato nel dimenticatoio. Senza queste riforme sarà impossibile attrarre capitale. E la cosa spaventosa di questi ultimi anni è la fuga dei capitali. Sono andati via circa 300 miliardi di euro».
E Renzi? Che futuro vede per lui? Fra una settimana ci saranno le primarie.
«Sarà il capo del Partito democratico, ma dubito che tornerà mai al governo. Dovranno fare per forza un governo di coalizione. E a quel punto qualunque sia l' alleato del Pd, non accetterà che sia Renzi a presiedere il governo».
Chi lo guiderà?
«Penso che Gentiloni abbia buone probabilità di continuare a governare».
Non crede a un governo Cinque Stelle?
«A meno che non ci sia una legge elettorale che stabilisce che si vince con il 30%, ma non credo...».
Qualcuno dice che potrebbero fare un' alleanza anti-euro con la Lega.
«Non credo sia possibile, perché la storia di Grillo è completamente diversa da quella delle destre europee, ma anche da quella di Salvini e della Lega. E poi dubito molto che avrebbero i numeri».
Intanto hanno incassato il sostegno del direttore di Avvenire. L' ha stupita?
«Sostegno...Ma no, il direttore di Avvenire ha semplicemente detto quello che dico io da sempre: attenzione, perché il M5S non è Salvini e non sono la destra».
Tutti e due, però, hanno capito che le priorità degli italiani sono immigrazione e lavoro. E però si fatica a vedere risposte. Perché?
«Se hai una pubblica amministrazione che funziona, gli investimenti arrivano e il lavoro si crea. Ma se non ce le hai...
Il lavoro si crea se c' è un Paese competitivo».
E l' immigrazione?
«È una questione epocale.
Non può essere risolta con misure di polizia. Ci vorranno tempi lunghissimi ed è affrontabile solo su scala europea».
Nel frattempo il Veneto ha promosso il referendum per l' autonomia. Cosa ne pensa?
«Stupidaggini che la Lega Veneta continua a fare per raccattare quattro voti miserabili».
Intanto a Roma il governo ha da poco approvato il Def, le sembra che vada nella direzione giusta?
«Ma no, non va in nessuna direzione. È una misura di totale conservazione, come i voti che ci aspettano nei prossimi mesi. Non peggiora e non migliora niente. Nasce dall' idea per cui si crede che stando fermi, le cose migliorino.
Invece possono solo peggiorare. "Stiamo fermi...", dicono.
Malissimo!».
di Elisa Calessi



martedì 11 aprile 2017

Fisco, precompilata in arrivo con 800 milioni di dati

Dal 18 aprile sarà possibile accedere online alla propria dichiarazione dei redditi. Imponente la mole di informazioni a disposizione: dai 29 miliardi di spese sanitarie ai 27,8 delle ristrutturazioni

di ANTONELLA DONATI

MILANO - Conto alla rovescia per la dichiarazione precompilata. Martedì prossimo, 18 aprile, sarà possibile accedere on line al sito dell'Agenzia delle Entrate e visualizzare al propria dichiarazione dei redditi. Quest'anno ci saranno a deposizioni una vera a propria mole di dati: 800 milioni di informazioni presenti, tutte le spese sanitarie già inserite, disponibili anche i dati sulle detrazioni per ristrutturazioni e bonus energia, per le spese di istruzione e i contributi per colf e badanti. La dichiarazione si potrà modificare dal 2 maggio e inviare fino al 24 luglio. Possibile presentare la dichiarazione anche in forma congiunta con il proprio coniuge o con il proprio partner in caso di unioni civili.

Detrazioni tutte on line. Dai dati dell'Agenzia risultano 29 miliardi di spese sanitarie, per le quali si ha diritto alla detrazione del 19% che sarà utilizzata da circa 53 milioni di italiani. Già inserite anche 27,8 miliardi di spese per le ristrutturazioni e bonus energia, con detrazioni del 50% e del 65%,e le spese di ristrutturazione sostenute dagli amministratori di condominio per complessivi 3,8 miliardi. Presenti anche i contributi versati a Colf e badanti per 694 milioni, le spese per la università, i premi assicurativi e le spese funebri. Già riportati nella precompilata i dati sugli interessi per i mutui e alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell'anno scorso, quali  le spese sostenute negli anni precedenti per interventi di recupero del patrimonio edilizio, di arredo degli immobili ristrutturati e di riqualificazione energetica degli edifici, ma anche i crediti d'imposta e le eccedenze riportabili.

Verifiche più facili. Con tutta questa mole di dati già inseriti, la verifica del proprio modello precompilato diventa ancora più facile in quanto l'importo delle detrazioni è già calcolato e i relativi campi già valorizzati, senza la necessità di ulteriori interventi. Per chi accetta direttamente online, senza modifiche, il proprio 730 precompilato sono esclusi eventuali controlli sui documenti da parte dell'Agenzia. Non potranno quindi essere richieste le pezze d'appoggio che giustificano le detrazioni, dalle copie dei bonifici agli scontrini delle farmacie. Se invece ci si rivolge al Caf o a un intermediario, scontrini e ricevute delle spese dovranno essere consegnate a chi presenterà il 730, ma i controlli porranno essere effettuati dal Fisco esclusivamente sugli intermediari che risponderanno direttamente di eventuali errori.

Il doppio percorso.  Accanto al 730 sarà presente anche il modello Redditi (che ha preso il posto di Unico), che potrà essere utilizzato da chi ha la partita Iva, o da chi ha solo redditi da locazione e nessun sostituto d'imposta, ma anche per la presentazione della dichiarazione da parte degli eredi.  Il sistema consente, infatti, di scegliere il modello più adatto, che si presenterà anche in questo caso in versione precompilata. Quindi ci saranno i moduli con i dati inviati alle Entrate già compilati, da quelli riferiti alle spese a quelli relativi ai contratti di locazione. Chi ha la partita Iva potrà poi aggiungere tutti i quadri necessari riferiti all'attività e inviare il modello on line, senza più la necessità di scaricare software ad hoc. Una possibilità che da quest'anno riguarda anche gli eredi che potranno inviare il modello con i redditi del defunto. Possibile, infatti, accedere con le proprie credenziali e poi indicare il codice fiscale della persona deceduta per la quale sarà presentata la dichiarazione.

Le credenziali di accesso. Ovviamente per accedere alla precompilata è necessario essere in possesso delle credenziali. Ma quest'anno la scelta si è

ampliata: si va dal pin dell'Agenzia delle Entrate al codice dispositivo dell'Inps fino allo Spid, cioè al codice unico nazionale per l'accesso a tutti i siti della pubblici. Chi non ha ancora il pin potrà richiederlo direttamente on line all'Agenzia.


giovedì 6 aprile 2017

Il biglietto sull’autobus lo faccio con un sms

Presentato il nuovo servizio del Ctt: il costo sarà di 1,40 euro, avrà la durata di un’ora

MASSA. Da oggi salire su un mezzo pubblico è ancora più semplice senza dover correre qua e là alla ricerca di un tabacchino o un bar che vendano i biglietti. Basta avere un telefono cellulare, anche di vecchia generazione, inviare un sms al numero 4850306 digitando "Massa" o "Carrara", attendere qualche secondo per il messaggio di risposta e quello sarà il ticket elettronico il cui costo sarà scalato dal credito telefonico. E' il nuovo servizio di Ctt Nord presentato da Simona Deghelli del CdA Cct Nord, Massimo Amaraschi direttore commerciale Ctt Nord, gli assessori ai trasporti del comune di Massa e di Carrara, Uilian Berti Giuseppina AndreazzoliPaolo Grassi per la provincia di Massa-Carrara. Già attivo con successo dal 2013 a Pisa (48 mila biglietti digitali venduti nel 2016), Livorno (39 mila) e Lucca (8 mila), da inizio mese è esteso alla provincia di Massa Carrara. «I dati delle altre città non sostituiscono i tagliandi cartacei, ma sono in aggiunta _sottolineano i responsabili del Ctt Nord_ questo perché il servizio è agevole, facile ed intuitivo per tutti».
Il Mobile Ticketing, disponibile per i clienti Tim, Vodafone Italia, 3 o Wind e realizzato in collaborazione con Netsize, consente di acquistare un biglietto della durata di 60 minuti valido su tutta la rete urbana; al momento, quindi, sono escluse le linee dei paesi a monte e in Lunigiana perché extraurbane. Il costo del ticket via sms è di 1,40 euro a cui si aggiunge il costo tariffario del proprio operatore telefonico; è un costo che si colloca in una posizione intermedia tra il titolo di viaggio cartaceo da 1,20 euro e quello che sia acquista a bordo del bus da 2 euro. L'acquisto va effettuato prima di salire a bordo del bus: la validazione è automatica e non è necessaria alcuna obliterazione, per il controllore sarà valido l'orario segnato sull'sms.
Fatto direttamente a bordo, invece, potrà essere sanzionato come "timbratura a vista", ma in caso di problemi di ricezione, il Ctt è in grado di risalire in breve tempo anche all'ora esatta della richiesta inviata dall'utente. Per diffondere il servizio, l'azienda avvierà una campagna di promozione a bordo dei mezzi pubblici e segnerà il numero ad ogni fermata. L'assessore Berti ha accolto «la novità con favore perché il servizio semplifica l'acquisto del biglietto annullando il problema della reperibilità in qualsiasi luogo e momento estendendo di fatto la vendita a tutti i possessori di un cellulare». L'assessore Andreazzoli ha ricordato che «il comune di Carrara nei mesi scorsi



martedì 28 marzo 2017

L’insensata uscita dalla moneta unica

Scenari populisti

Oggi non è più il tempo discussioni accademiche sui pro e contro dell’euro. Un dibattito europeo su come riorganizzarne, anche radicalmente, la gestione andrà avviato, e presto


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Il Movimento 5 Stelle ha più volte annunciato un referendum consultivo per l’uscita dall’euro, un passo che inevitabilmente comporterebbe l’uscita dall’Unione europea. Infatti, a meno di rinegoziare all’unanimità i trattati, non è possibile abbandonare la moneta unica rimanendo nella Ue. E fuori da essa un’eventuale svalutazione decisa per guadagnare competitività sarebbe neutralizzata dai dazi che gli altri Paesi imporrebbero sulle nostre esportazioni. Con dazi e svalutazioni gli italiani dovrebbero ridurre, e di molto, i loro consumi di beni importati. Certo, i dazi non durerebbero per sempre, forse sarebbero solo una minaccia. Ma neppure gli effetti dalla svalutazione durerebbero per sempre. Per un po’ di tempo, forse un anno o due, il minor valore della moneta potrebbe aiutare le nostre esportazioni. Ma un Paese in cui la produttività non cresce da un decennio, che soffre per il nanismo delle sue imprese, poca ricerca e sviluppo, di poca concorrenza, regole asfissianti su molte attività economiche, un’imposizione fiscale soffocante a causa di una spesa pubblica troppo elevata, non può illudersi che basti una svalutazione per risolvere questi problemi e riprendere a crescere. Come accadeva prima dell’euro, la mossa avrebbe l’effetto dell’aspirina: cura i sintomi, e intanto ritarda l’adozione di misure efficaci per combattere la malattia. Silvio Berlusconi propone invece di mantenere l’euro, ma affiancandogli una «nuova lira»: sarebbe emessa dallo Stato che la userebbe per pagare dipendenti e fornitori, i quali poi potrebbero usarla per saldare le loro tasse.
Alla fine degli anni Novanta lo fece l’Argentina: circolava il peso, legato uno a uno al dollaro, e i patacones, emessi dai governi provinciali per finanziarsi. Finì in un’esplosione del debito pubblico, una grande svalutazione del peso, l’assalto alle banche per ritirare i depositi e un default. Nonostante lo straordinario aumento di competitività delle merci argentine, il Paese entrò in depressione e la disoccupazione salì al 25 per cento.



Il Movimento 5 Stelle ha più volte annunciato un referendum consultivo per l’uscita dall’euro, un passo che inevitabilmente comporterebbe l’uscita dall’Unione europea. Infatti, a meno di rinegoziare all’unanimità i trattati, non è possibile abbandonare la moneta unica rimanendo nella Ue. E fuori da essa un’eventuale svalutazione decisa per guadagnare competitività sarebbe neutralizzata dai dazi che gli altri Paesi imporrebbero sulle nostre esportazioni. Con dazi e svalutazioni gli italiani dovrebbero ridurre, e di molto, i loro consumi di beni importati. Certo, i dazi non durerebbero per sempre, forse sarebbero solo una minaccia. Ma neppure gli effetti dalla svalutazione durerebbero per sempre. Per un po’ di tempo, forse un anno o due, il minor valore della moneta potrebbe aiutare le nostre esportazioni. Ma un Paese in cui la produttività non cresce da un decennio, che soffre per il nanismo delle sue imprese, poca ricerca e sviluppo, di poca concorrenza, regole asfissianti su molte attività economiche, un’imposizione fiscale soffocante a causa di una spesa pubblica troppo elevata, non può illudersi che basti una svalutazione per risolvere questi problemi e riprendere a crescere. Come accadeva prima dell’euro, la mossa avrebbe l’effetto dell’aspirina: cura i sintomi, e intanto ritarda l’adozione di misure efficaci per combattere la malattia. Silvio Berlusconi propone invece di mantenere l’euro, ma affiancandogli una «nuova lira»: sarebbe emessa dallo Stato che la userebbe per pagare dipendenti e fornitori, i quali poi potrebbero usarla per saldare le loro tasse.


Alla fine degli anni Novanta lo fece l’Argentina: circolava il peso, legato uno a uno al dollaro, e i patacones, emessi dai governi provinciali per finanziarsi. Finì in un’esplosione del debito pubblico, una grande svalutazione del peso, l’assalto alle banche per ritirare i depositi e un default. Nonostante lo straordinario aumento di competitività delle merci argentine, il Paese entrò in depressione e la disoccupazione salì al 25 per cento.

sabato 25 marzo 2017

La politica che manca tra i Cinque Stelle

BEPPE GRILLO E I SUOI

I parlamentari grillini si caratterizzano per il modo di esprimersi, non casuale, frutto di una scarsa dimestichezza con la dimensione «discorso»
  di Ernesto Galli della Loggia
Con i parlamentari grillini è arrivato sulla scena un tipo affatto nuovo di personale politico. Un personale politico in maggioranza giovane che in teoria dovrebbe corrispondere alla novità presunta positiva della loro azione e del loro programma. In pratica però le cose non sembrano stare proprio così, dal momento che almeno nella forma, nel modo di esprimersi, quei nuovi parlamentari tendono irresistibilmente a imitare, addirittura esasperandoli, alcuni aspetti tipici del politico italiano tradizionale. Primo fra tutti la sostanziale vaghezza dell’eloquio. Sicché ciò che specialmente colpisce dei deputati e dei senatori 5 Stelle finisce per essere la loro marcata impudenza, soprattutto quando vengono interrogati su cose che li riguardano. Allora rispondono a vanvera, svicolano, spesso replicano dando più o meno esplicitamente della canaglia a chi gli ha fatto la domanda. Sempre peraltro con l’aria di dare una risposta perfettamente appropriata e con una perentorietà dai toni ultimativi.
Un esempio tratto dalla cronaca degli ultimi giorni. È noto che con il sistema elettorale proporzionale al quale sembriamo sciaguratamente avviati, nel prossimo Parlamento un governo potrà nascere solo dall’intesa tra partiti diversi. Ovvia dunque la domanda agli esponenti del partito di Grillo, che tra un anno ha buona probabilità di essere il partito di maggioranza relativa: «Voi 5 Stelle con chi cercherete un’alleanza?».
Risposta d’ordinanza dei grillini: «Con nessuno. Sottoporremo il nostro programma a tutti, e chi ci sta ci sta. Non faremo certo accordi o compromessi». Una risposta davvero degna della serie «Pinocchio vive e lotta insieme a noi». È del tutto naturale e risaputo, infatti, che se un qualunque partito si orienta a votare il programma di governo sottopostogli da un altro — cioè in pratica a entrare con lui nella maggioranza — esso vorrà certamente avere qualcosa in cambio. O posti o la disponibilità a far passare provvedimenti che gli stanno a cuore, dal momento che nessuno dà nulla per nulla: nella vita accade il più delle volte, in politica sempre. I candidi parlamentari dei 5Stelle fingono invece di non saperlo. Immagino al solo scopo di sottolineare la loro immacolata diversità dagli altri. Ma si tratta con tutta evidenza di una bugia da furbastri. Politicantismo della più bell’acqua.
Del resto è lo stesso Beppe Grillo il maestro di questo tipo di risposte. Proprio qualche giorno fa, ad esempio, il nostro viene interrogato sul caso delle «comunarie» di Genova, dove come si sa ha fatto dimettere d’imperio la candidata risultata vincitrice, e risponde così: «È un problema di metodo. Una democrazia senza regole non è una democrazia. Noi abbiamo le nostre. Io sono il garante e le faccio rispettare». Già, ma delle regole ce l’hanno tutti — la mafia, l’ordine dei farmacisti, l’Automobile Club —: si tratta di vedere di che razza di regole si tratta, che cosa stabiliscono. Una regola che dà tutto il potere a uno solo sarà pure una regola, ma è certo che con la democrazia non ha nulla a che fare. La risposta di Grillo è un puro gioco di parole, insomma, non vuol dir nulla: anche qui politicantismo della peggior specie.
Intendiamoci: come ho detto, ricorrere a simili trucchi verbali, menare il can per l’aia, eludere le questioni scomode è in certa misura una cosa abituale in politica (solo in politica?). Ciò che alla fine risulta stucchevole e diciamo pure insopportabile nei 5Stelle è il fatto, però, che tutto questo si accompagna a una implacabile sicumera da primi della classe, di «diversi e migliori» in servizio permanente effettivo.
Ma il loro modo di rispondere (e in generale di esprimersi) non mi sembra per nulla casuale. È il frutto di un elemento che ascoltandoli risulta subito evidente: e cioè della loro scarsa dimestichezza, in generale, con la dimensione del «discorso». Voglio dire con la capacità di esporre spiegazioni verosimili, di articolare nessi plausibili, di modellare argomentazioni almeno in parte fondate, di usare una retorica che non sia quella elementarissima del «bianco e nero». Una scarsa dimestichezza che evidentemente rimanda per un verso alla diffusa inesperienza politico-sociale della maggior parte degli esponenti dei 5Stelle. Ben pochi dei quali hanno mai militato in un partito, sono stati iscritti a un sindacato o a un’organizzazione qualunque, e dunque non hanno mai avuto a che fare con dibattiti e discussioni, con la necessità di replicare, mediare, giustificare, propria di questo tipo di circostanze. Per l’appunto i parlamentari grillini sono i nuovi e inespertissimi arrivati nella sfera pubblica italiana.
Per un verso. Ma c’è poi un’altra spiegazione, credo, per la loro scarsa dimestichezza con la dimensione del «discorso». Con la giovane età che perlopiù li contraddistingue essi appaiono, infatti, anche il frutto compiuto dello sfasciato sistema d’istruzione del loro (e ahimè nostro) Paese. Nel loro modo di parlare e di ragionare, nel loro lessico, è facile indovinare curriculum scolastici rabberciati, insegnanti troppo indulgenti, lauree triennali in scienze della comunicazione, studi svogliati, poche letture, promozioni strappate con i denti.S’indovina cioè un vuoto. Il multiforme vuoto italiano di questi anni, in cui tutto sembra sgretolarsi e finire. Un vuoto a cui come elettori, peraltro, si può essere pure tentati di accostarsi con la speranza — sempre l’ultima a morire — che esso celi qualcosa di buono che a prima vista non è dato di scorgere ma che forse c’è, in fondo chissà potrebbe pure esserci. Salvo restare ogni volta regolarmente delusi.
Nel caso dei grillini c’è in più Grillo, poi: per il quale tutte questa osservazioni naturalmente non valgono. Lui infatti è un’altra cosa, lui è il Capo, il pifferaio magico, il Joker casareccio che approfittando dell’assenza da queste parti di chiunque possa fare la parte di Batman, ha immaginato di diventare un giorno il padrone di Gotham City.

venerdì 24 marzo 2017

Lettera aperta di Beppe Grillo alPD

“LA STORIA DEL PIÙ GRANDE PARTITO DI SINISTRA DEL MONDO OCCIDENTALE BUTTATA NEL CESSO” - BEPPE GRILLO PRENDE A SCHIAFFI IL PD CON UNA LETTERA APERTA SUL SUO BLOG: “UNA STORIA DI ONORE E LOTTE DIVENTATA UN TIEPIDO GIOCO DELLE TRE CARTE. SOTTOMESSI AD UN CAPETTO DA CORTILE, SPAVENTATI DALLE INCERTEZZE DEI VOSTRI FUTURI PERSONALI E TENTATI DI TRASFORMARVI IN UNA NUOVA DC…”


Andrea Arzilli per il “Corriere della Sera”

«Arrendetevi perché voi siete il vecchio, noi il nuovo. Avete buttato nel cesso la storia del più grande partito della sinistra». Dal suo blog Beppe Grillo sferra forse l' attacco più feroce alla sinistra, accusandolo di tradirne i principi fondativi. In una lettera aperta «a Bersani, Renzi e Emiliano.

A Vendola e - insomma - a tutti voi della galassia paraPiddina», il leader del M5S ieri ha mandato a dire: «Straziati e lividi di invidia per non poter essere mai trasparenti, vi abbracciate come pugili suonati al vostro avversario», con allusione chiara alle larghe intese. Grillo respinge le accuse di essere un «despota» e descrive i democratici come «sottomessi ad un capetto da cortile».

La replica non tarda a arrivare: se ne incarica il tesoriere dem Francesco Bonifazi con un tweet durissimo, un' accusa che inizia sul piano politico e finisce con il colpire Grillo nel personale. E con Matteo Renzi che lo ritwitta in segno di approvazione. «Caro Beppe Grillo, nella tua vita sei sempre scappato nei momenti chiave. Scappato, fuggito, sparito. Sei fatto così, non solo in politica - attacca Bonifazi -. Oggi dal tuo blog insulti migliaia di persone del Pd che stanno facendo un congresso bellissimo, parlando di lavoro, di ambiente, di futuro, di giustizia, di periferie, di innovazione. Noi siamo nei circoli a parlare e a votare, in tanti. Non su uno yacht o su un blog, con uno solo che decide».
beppe grillo twitta renzi voltagabbana

Poi il tesoriere dem, che ha già accusato Grillo di non assumersi la responsabilità dei post pubblicati sul suo blog, oggetto di querela da parte del Pd, lancia un' invettiva: «Ti chiediamo solo una cosa: non scappare ancora, come hai fatto in passato e fai adesso con la ridicola storia del blog. Non nasconderti - prosegue -. Accetta la nostra sfida, caro Beppe. E vieni in tribunale.

E vediamo chi ha ragione e chi torto. Non fuggire come un coniglio, come sempre. Prenditi le tue responsabilità. Ti aspettiamo. E vediamo chi griderà stavolta onestà onestà onestà». In questo clima incandescente, il Pd muove i primi passi sulla legge elettorale: la prossima settimana potrebbe essere nominato il presidente della commissione Affari costituzionali al Senato, un renziano o qualcuno di Ncd.
renzi e beppe grillo con il gelato

Intanto i vertici del partito stringono anche sul Def, il documento economico che il ministro Pier Carlo Padoan presenterà all' Ue entro il 10 aprile. Ieri in un incontro gli avrebbero fatto intendere di volerlo «costruire» insieme a lui in un percorso comune. Obiettivo: evitare che promesse di nuove tasse nel Def ipotechino la manovra. La prossima settimana si comincia: Padoan incontrerà i gruppi del Pd.
beppe grillo

Carissime elettrici ed elettori del PD, carissimi attivisti, cari Bersani, Renzi e Emiliano. Cari Vendola e - insomma - cari tutti voi della galassia paraPiddina. Sono consapevole che nel dividere, ma non imperare, che vi sta travolgendo, i 5 punti di distacco dal Movimento potrebbero diventare una sorta di ossessione, insomma so che state passando un brutto periodo.

Lo capisco anche dalla vostra fissazione per noi e dalle accuse o autocritiche di colpevolezza per averci facilitato. Stanno spuntando editoriali e dichiarazioni che ci paragonano ad una specie di problema di salute che voi avreste ignorato per troppo tempo. E credo proprio che questo non riconoscerci pubblicamente come avversari, ma subirci tutti i giorni mentre sveliamo le vostre tramette, stia diventando troppo duro per voi tutti.

Io voglio essere collaborativo, addirittura esservi vicino e consigliarvi per il meglio. Leggete di più i giornali: “caos a cinque stelle” anche se Di Maio prende un BUS diverso dalla Taverna. Non troverete “PD nel caos” oppure “sinistra in cerca di populismi” o ancora “Renzi battuto da Berlusconi nella specialità promesse elettorali der bomba”.

Insomma potete fidarvi: a guardare i media noi siamo divisi su tutto mentre voi su una sola cosa: di chi è la colpa se il M5S oramai sta per doppiarvi? Mentre Buzzi a Roma incomincia a parlare, Matteo sta nominando tutto il cortile di quando era piccolo a dirigere Finmeccanica, la Filarmonica ecc … perché state litigando? Per noi.

Ma non deve essere necessariamente così, fa male alla salute incazzarsi per la cosa sbagliata e gettare nella nebbia la vera ragione del vostro malcontento. Noi vi sconfiggeremo perché voi siete il vecchio, noi il nuovo. Gli elettori sanno che (ad esempio) volendo l’acqua pubblica intendiamo preservare dal liberalismo selvaggio il bene e l’interesse dei cittadini.

E’ soltanto un esempio: i nostri elettori sanno che potranno capire se ci stiamo battendo e quando ci saremo riusciti, gli elettori… certo, voi non sapete neppure distinguere quelli a cui avete dato 10 euro rispetto agli altri, quelli “spontanei”. Deve essere uno stress adesso come adesso: chi voterà quello che ha preso 10 euro? Per quale frammento? E quelli che lo hanno fatto in buona fede?

Allora vi frammentate ancora di più… senza lasciare capire dove starà chi e con chi, con quale simbolo, quale nuova casacca, come e dove, con chi parlate. Una confusione vera, la storia del più grande partito di sinistra del mondo occidentale buttata nel cesso. Una storia di onore e lotte che è diventata un tiepido gioco delle tre carte.

Sottomessi ad un capetto da cortile, spaventati dalle incertezze dei vostri poco invidiabili futuri personali e tentati come siete di trasformarvi in una nuova democrazia cristiana… cosa trovate da dire? Che io sono un despota! Straziati e lividi di invidia per non poter essere mai trasparenti (neppure i ristoranti intorno a Montecitorio prendono per sicure le vostre prenotazioni) vi abbracciate come pugili suonati al vostro avversario. E io ricevo il vostro abbraccio perché capisco, e voglio consolarvi, in fondo per essere dei semplici rappresentanti di banche e multinazionali ve la state davvero passando troppo male.
renzi con il padre tiziano indagato


Arrendetevi, perché noi non abbiamo così tanti casi clamorosi dietro credere di potersi nascondere, per una ragione molto semplice: la gente non ci crede, come non crede più a voi personalmente, ma proprio come uomini, insomma… esseri umani. Non serve ostinarvi nelle vostre ridicole danze, quando tutti i Buzzi d’Italia avranno finito di parlare non vi salverà dire “no, io non sono più del PD”. La responsabilità penale è personale, ma non solo quella penale, lo è la responsabilità in tutti i sensi. Allora accettate il mio abbraccio e le mie scuse anticipate, se non andiamo più bene come pretesto della vostra dissoluzione.





martedì 14 marzo 2017

Multa strisce blu, la sentenza: se il parchimetro non ha il bancomat non vanno pagate

C'è un giudice a Latina. Giovanni Pesce, giudice di pace di Fondi, in provincia del capoluogo laziale, ha pronunciato una sentenza che renderà felici gli automobilisti: se i parchimetri non dispongono del servizio bancomat, il parcheggio sulle strisce blu sarà gratuito e soprattutto la multa non si paga. Il caso è iniziato lo scorso anno, quando un'automobilista ha presentato ricorso al Comune, tramite lo studio legale Martusciello, dopo aver dovuto pagare una multa di 41 euro per aver parcheggiato l'auto sulle strisce blu senza ticket. Semplice il motivo del ricorso: non aveva monete e il parchimetro non accettava né banconote né bancomat. Peccato che secondo la legge di stabilità 2016, i dispositivi di controllo di durata della sosta sono obbligati ad accettare i pagamenti effettuati con bancomat o carte. Ricorso accolto, dunque: un precedente del quale in molti, ora, dovrebbero tenere conto.